Storia del 15° Stormo

A CURA DI SIMONE ZUMBO

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Introduzione

Il 15º Stormo è un Reparto operativo dell’Aeronautica Militare su elicotteri, parte integrante del 1ª Brigata Aerea Operazioni Speciali[1].

Fu costituito il 1º giugno 1931 dalla Regia Aeronautica come Stormo aeroplani da bombardamento e ricostituito nel 1965 dall’AMI come Stormo Search and Rescue. Il 15º Stormo è oggi il più grande Stormo dell’Aeronautica Militare con oltre 1400 militari e ben 7 gruppi/centri volo sparsi sul territorio nazionale.

Il suo compito principale è quello di assicurare la ricerca e soccorso degli equipaggi di volo, concorrendo, inoltre, ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di ammalati in pericolo di vita, nonché il soccorso di traumatizzati gravi.

 

15º Stormo “Stefano Cagna”

Descrizione generale
Attiva 1931/1943 – dal 1965/oggi
Nazione

 Italia

 Italia

Servizio Regia Aeronautica
Aeronautica Militare
Compiti SAR e Combat SAR
Dimensione 7 gruppi/centri volo, oltre 1400 militari sparsi su tutto il territorio nazionale
Sede comando Aeroporto di Cervia-Pisignano
Equipaggiamento Elicotteri HH-101AHH-139AHH-212, (80º Centro C/SAR), TH-500B (615ª Sqdr)
Motto Ab coelo in auxilium vitae
Decorazioni Medaglia d’argento al valor militare (1940)
Medaglia d’argento al valore civile (1973)
Medaglia d’argento al valore aeronautico (1981)
Medaglia d’oro al valore aeronautico (2008
Medaglia d’argento al valore aeronautico (2015)
Parte di
Gruppi, centri e squadriglie

 

Comandante attuale Col. Diego Sismondini
Comandanti passati
degni di nota
Col. Federico Zapelloni;
Col. Marziale Cerutti;
Col. Stefano Cagna;
Col. Silvio Napoli;
Dati tratti dalla documentazione in bibliografia.
Voci su forze aeree presenti su Wikipedia
Organigramma del 15º Stormo Bombardamento Terrestre al momento della costituzione.

Organigramma del 15º Stormo
Bombardamento Terrestre
al momento della costituzione.

 

Un Fiat B.R.3 del tipo in dotazione al 15º Stormo.

Un Fiat B.R.3 del tipo in dotazione al 15º Stormo.

 

Un Caproni Ca.100 del tipo in dotazione al 15º Stormo.

Un Caproni Ca.100 del tipo in dotazione al 15º Stormo.

 

Rassegna della linea di volo del 15º Stormo con i Savoia-Marchetti S.M.81 Pipistrello della 20ª Squadriglia, 46º Gruppo.

Rassegna della linea di volo del 15º Stormo con i Savoia-Marchetti S.M.81 Pipistrello della 20ª Squadriglia, 46º Gruppo.

 

I primi lanci dei Fanti dell'aria operati dal 15º Stormo da Castel Benito, in Libia.

I primi lanci dei Fanti dell’aria operati dal 15º Stormo da Castel Benito, in Libia.

 

Vista aerea dei lanci.

Vista aerea dei lanci.

 

Una formazione di quattro Savoia-Marchetti S.M.79 Sparviero della 54ª Squadriglia del 47º Gruppo del 15º Stormo B.T. durante una missione in Africa Settentrionale nell'estate del 1940.

Una formazione di quattro Savoia-Marchetti S.M.79 Sparviero della 54ª Squadriglia del 47º Gruppo del 15º Stormo B.T. durante una missione in Africa Settentrionale nell’estate del 1940.

 

Un Fiat C.R.42AS della 20ª Squadriglia, 46º Gruppo del 15º Stormo ai tempi del rischieramento in Libia.
Un Fiat C.R.42AS della 20ª Squadriglia, 46º Gruppo del 15º Stormo ai tempi del rischieramento in Libia.


STORIA


La nascita

Il 15º Stormo nasce all’Aeroporto di Roma-Ciampino (campo di Ciampino Sud) il 1º giugno del 1931 come “15º Stormo Aeroplani Bombardamento Diurno”[2] sui Fiat B.R.3, composto dal 46º Gruppo, già parte del 13º Stormo e formato dalla 20ª Squadriglia e 21ª Squadriglia, più il neocostituito 47º Gruppo (53ª e 54ª Squadriglia). Alla data di costituzione la forza effettiva del reparto era di 95 uomini, compresi 21 piloti (10 ufficiali e 11 sottufficiali).[3]

Lo Stormo nasce inizialmente con l’obiettivo di partecipare alle manovre aeree del 1931, svoltesi tra il 23 agosto ed il 3 settembre; la sua costituzione è sancita in forma definitiva dal Ministero dell’Aeronautica il 2 ottobre 1931.[3]

Tra il 31 ottobre ed il 21 novembre 1931 lo Stormo fu trasferito all’Aeroporto di Ferrara-San Luca, da dove volò fino al settembre 1935 su velivoli B.R.3 e, almeno in un periodo iniziale, anche su velivoli da turismo Caproni Ca.100,[4] che furono poi ceduti allo stormo gemello, il 15º Stormo ‘bis’, costituito 15 ottobre del 1935, poi scissosi definitivamente il 1º dicembre 1935 e riconvertito in 11º Stormo B.T. in data 1º gennaio 1936. I reparti dipendenti del 15º Stormo B.T. “bis” erano gli stessi del 15º Stormo B.T. ma denominati “bis”. La sede del comando fu stabilita presso lo stesso Aeroporto di Ferrara-San Luca, già all’epoca intitolato all’aviatore Michele Allasia. Il primo comandante dello stormo “bis” fu il tenente colonnello Marziale Cerruti. Al momento della definitiva scissione dal 15º Stormo B.T. la forza del gemello “bis” contava 71 piloti tra ufficiali e sottufficiali otre ad altri 150 uomini tra sottufficiali e truppa. Il 15º Stormo B.T. fornì al 15º “bis” 6 B.R.3 (4 monoposto; 2 biposto per istruzione) oltre a 4 Ca.100, tutti in ogni caso in precarie condizioni di efficienza.[5]

 

I primi anni

Nel settembre del 1935 il 15º Stormo B.T. fu trasferito a Guidonia Montecelio (Aeroporto di Guidonia) dove ebbe sede al completo delle sue squadriglie fino al febbraio del 1936. In questo periodo venne riequipaggiato con i trimotori S.M.81 di produzione SIAI (su licenza) e con motorizzazione Gnome-Rhône 14K. Nel febbraio del 1936 il 47º Gruppo venne trasferito sul campo di Ciampino Sud mentre il 46º Gruppo rimaneva a Guidonia Montecelio.

Il 7 gennaio 1936 veniva costituita la VI Brigata Aerea, formata da 11º Stormo e 15º Stormo, con sede provvisoria a Ciampino.[6] Il 15º Stormo uscirà dalla VI Brigata Aerea il 5 giugno 1936.[7]

Il 28 marzo del 1936, in occasione delle celebrazioni per la fondazione della Regia Aeronautica, lo Stormo è passato in rivista dal Duce, Benito Mussolini presso l’Aeroporto del Littorio.[8]

Nel giugno del 1936 il reparto venne inviato nella Libia italiana, all’aeroporto di Castel Benito (Aeroporto di Tripoli). Il 16 giugno si trasferì per primo il 46º Gruppo, ai comandi del nuovo comandante colonnello Stefano Cagna. Il trasferimento marcò un record per la Regia Aeronautica all’essere il primo effettuato in volo senza scalo da un reparto che si schierava oltremare. All’arrivo a Castel Benito il reparto venne ricevuto dal governatore della Libia, Italo Balbo.[8] Questi, tra il 4 ed il 6 luglio comandò personalmente l’intero 46º Gruppo durante un’esercitazione aerea nei cieli della Cirenaica meridionale. Pochi giorni dopo, il 20 luglio si trasferiva su Castel Benito anche il 47º Gruppo, anche in questo caso con un volo in formazione senza scalo.

I motori 14K degli apparecchi vennero dotati di nuove speciali prese d’aria tropicalizzate per consentire le operazioni in ambiente desertico; per superare la cronica penuria di pezzi di ricambio per i 14K di fabbricazione francese venne avviata una produzione su licenza da parte della Isotta-Fraschini.[9]

Il 3 aprile 1937, in una cerimonia a Roma, sul Vittoriano, alla presenza di Benito Mussolini e delle più alte autorità civili e militari, il re imperatore Vittorio Emanuele III consegnò al comandante dello Stormo, colonnello Stefano Cagna, la Bandiera di Guerra. Questi rientrò a Castel Benito il giorno 9 aprile, scortato dal comandante del 47º Gruppo e da tre equipaggi al completo. Il 21 aprile, in occasione del Natale di Roma, venne ufficialmente presentata la Bandiera dello Stormo ai suoi equipaggi schierati dinanzi agli apparecchi ed alla presenza di Balbo.[10]

Nel periodo in cui il 15º Stormo operò da Castel Benito fu compito dello Stormo l’addestramento in volo dei Fanti dell’aria, unità costituita dal governatore della Libia, Maresciallo dell’Aria Balbo, il 24 marzo 1938, precursori del reparto paracadutisti Folgore.[11] Il 16 aprile 1938, alla presenza di Balbo, 24 S.M.81 del 15º Stormo lanciarono su Castel Benito i primi trecento paracadutisti italiani, appartenenti al 1º Battaglione Fanti dell’Aria Paracadutisti Libici, comandato dal magg. Goffredo ToniniMOVM. Sempre nello stesso anno, tra il 18 ed il 24 maggio, lo Stormo partecipò nelle grandi manovre alla presenza del re Vittorio Emanuele III.[12]

Durante il biennio 19381939 lo Stormo continuò ad operare nei cieli della Libia con i suoi S.M.81 in livrea bianco-avorio.

Lo Stormo non venne coinvolto direttamente nelle operazioni legate alla guerra civile spagnola; lo furono invece alcuni suoi piloti, tra i quali va ricordato il capitano Tommaso Parini, insignito nel 1938 della medaglia d’oro al valor militare alla memoria, proprio per la sua attività in Spagna.

Nel maggio 1940 il reparto venne equipaggiato con gli S.M.79.

Insieme al 2º Stormo il 15º è stato il reparto della Regia Aeronautica con più lunga permanenza in Libia prima dell’inizio della guerra.

 

Le operazioni belliche nella II guerra mondiale

Giugno 1940

La prima missione di guerra del 15º Stormo inquadrato nel Comando settore ovest durante la Campagna del Nordafrica fu effettuata il giorno 11 giugno 1940, appena un giorno dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia. In quella occasione tre S.M.79 dello Stormo furono impegnati in una missione di ricognizione fotografica nelle zone di SfaxBen Gardane e del confine libico-tunisino.[13] Lo Stormo tornò in azione la mattina del 13 giugno quando 12 S.M.79 del 15º Stormo, alla guida del colonnello Silvio Napoli attaccarono Sollum, in Egitto. Dopo il raid gli apparecchi attaccarono colonne militari inglesi avvistate nella zona di Sidi Azeiz e Ridotta Capuzzo (Amseat). All’attacco parteciparono anche i cacciatorpediniere TurbineNembo ed Aquilone, della 1ª Squadriglia Cacciatorpediniere di base a Tobruk, che cannoneggiarono l’obiettivo dal mare.[13] Sempre il 13 giugno del 1940 le quattro squadriglie del 15º Stormo (per una forza totale di 35 trimotori S.M. 79 e 8 S.M.81 divisi in 11 alla 20ª, 7 alla 21ª che aveva anche 4 SM 81, 11 alla 53ª e 6 alla 54ª Squadriglia che aveva anche 4 SM 81) vennero spostate dal campo di manovra di Tarhuna all’Aeroporto di Benina. Di qui, nella prima settimana di luglio, venne spostato a ridosso del fronte, presso la base di Marawa, nella Cirenaica italiana, 65 km a sud di Beida.

Il 22 giugno 12 S.M.79 del 15º Stormo eseguirono il primo raid notturno della Regia Aeronautica contro la postazione di Marsa Matrouh. L’intenso fuoco di sbarramento antiaereo sopra l’obiettivo colpì uno dei velivoli della 21ª Squadriglia, 46º Gruppo del maggiore Bruno Cerne (equipaggio maresciallo pilota Giovanni Lampugnani, sergente maggiore pilota Francesco Carlone, aviere scelto motorista Umberto Costa, primo aviere radiotelegrafista Ottorino Bruschi, primo aviere armiere Bruno Lovato). Il velivolo pilotato da Lampugnani collise in volo con un altro velivolo dello Stormo, quello del leader della formazione, capitano Zelè (equipaggio: capitano pilota Zelè, tenente pilota Regoli, primo aviere Bradde, primo aviere Fallavena, primo aviere Capellini) che fu costretto ad un atterraggio di fortuna lungo la costa egiziana. L’equipaggio di Lampugnani perì nell’azione, quello del capitano Zelè venne catturato dagli inglesi.[13]

Il 28 giugno 20 apparecchi dello Stormo, 5 da ciascuna delle quattro squadriglie, al comando del comandante, colonnello Silvio Napoli, eseguirono un’intensa azione di bombardamento su Marsa Matrouh. Vennero sganciate 200 bombe da 50 kg che trovarono tutte il loro obiettivo. Vennero distrutti il deposito carburanti, le vie di accesso al campo di volo, magazzini, l’aviorimessa e circa una ventina di apparecchi nemici, essendo stati sorpresi al suolo, vennero distrutti o seriamente danneggiati. L’esito favorevole della missione venne comunicato intorno alle ore 14:00 direttamente dal comandante al comando della 5ª Squadra aerea a Derna ed a Italo Balbo.[14] che incaricò il comandante di esprimere il suo più vivo plauso a tutti gli equipaggi

«..del magnifico Stormo.»

Poche ore dopo Balbo ed il suo equipaggio sarebbero morti nella baia di Tobruk.

Durante la missione del 28 giugno venne anche adottato per la prima volta dallo Stormo un tanto innovativo quanto semplice sistema di segnalazione convenzionale tra gli apparecchi della formazione, basato sull’uso di bandierine di vari colori (rosse, significanti “Attenzione, caccia nemica!“; bianche, significanti “Cessato allarme!“; verdi, significanti “Prepararsi a sganciare!“) esposte dal posto della mitragliatrice dorsale. L’efficacia del sistema suggerì di introdurre nella prassi del reparto questo tipo di segnalamento.[14]

Il 30 giugno lo Stormo completava i preparativi per il trasferimento sul campo di Marawa. Il trasferimento venne però posposto al successivo 2 luglio per dar modo a una pattuglia di apparecchi della 54ª squadriglia di partecipare con un passaggio in volo alle esequie di Italo Balbo e degli altri otto componenti dell’equipaggio con lui periti nell’incidente di volo del giorno 28 giugno.[14]

Luglio

Il 15 luglio 1940 venne costituita la Vª Squadra Aerea che aveva alle sue dipendenze tutti i reparti di impiego, raggruppati nella 13ª Divisione Drago per il bombardamento e nella 14ª Brigata Mista Rex per caccia e assalto. Il 15º Stormo era tra i reparti che confluirono nella nuova struttura.

A partire da luglio e fino al dicembre 1940 lo Stormo fu prevalentemente impegnato nel bombardamento della zona del fronte. Vennero effettuate anche missioni contro le lontane basi logistiche inglesi nel deserto egiziano nonché alcuni attacchi a convogli nel Mediterraneo.

Particolarmente significative furono le missioni dell’8 e del 12 luglio 1940 contro convogli al largo di Alessandria, quella del 29 luglio nelle acque di Sidi el-Barrani e quelle del 16 e 17 agosto lungo le coste egiziane, in particolare nella zona di Bardia.

Nel pomeriggio del 5 luglio lo Stormo realizzò una nuova azione di bombardamento con bombe da 50 kg. Tre S.M.79 della 21ª Squadriglia, al comando del capitano Masoero, attaccarono il campo di volo di Tishdidia insieme ad altri sei S.M.79 della 54ª Squadriglia del tenente Remorino, due apparecchi della 21ª squadriglia guidati dal maggiore Cerne, tre S.M.79 della 20ª Squadriglia del capitano Sergio Guidorzi ed altri tre apparecchi della 20ª Squadriglia al comando del tenente Recagno. Un’ora più tardi altri sei apparecchi della 53ª Squadriglia al comando del maggiore Angelo Tivegna attaccarono il campo di Bir Enba. Tutti gli apparecchi tornarono alla base attribuendosi la distruzione di sei velivoli nemici a terra e di depositi di munizioni e combustibile.

Il giorno successivo altri dieci apparecchi dello Stormo (21ª e 54ª Squadriglia) al comando del capitano Guidorzi attaccarono nuovamente la base di Marsa Matrouh sganciando un centinaio di bombe da 50 kg.

Nella missione dell’8 luglio quattro diverse ondate di velivoli del 15º Stormo (11:40 cinque velivoli; 17:15 cinque velivoli; 18:10 tre velivoli; 18:30 cinque velivoli), affiancate de apparecchi del 10º Stormo e del 14º Stormo, attaccarono la flotta inglese nel porto di Alessandria d’Egitto. Le ultime due ondate (in entrambi i casi formate da velivoli della 47ª Squadriglia, al comando del capitano Giuseppe Magri (comandante del 47º Gruppo) e del colonnello Silvio Napoli) furono probabilmente coinvolte in un caso di fuoco amico contro navi italiane al largo della costa libica.[13]

Alle 18:10 dell’11 luglio apparecchi del 15º Stormo parteciparono all’attacco ad un convoglio di navi inglesi di ritorno dalle coste calabre dove avevano preso parte alla battaglia di Punta Stilo. Nessuna delle navi riportò danni.

Il giorno successivo, 12 luglio, lo Stormo venne nuovamente impegnato in sei diverse ondate contro la base navale di Alessandria. Gli attacchi, coadiuvati da ulteriori ondate del 10º, 14º e 33º Stormo, vennero eseguiti 09:00 e le 14:30, coinvolgendo un totale di 42 velivoli del 15º. Tutti gli apparecchi rientrarono alla base.

Il 13 luglio aerei del reparto, dopo aver attaccato navi inglesi vennero ingaggiati da una piccola formazione di Bristol Blenheim. Probabilmente uno degli S.M.79 fu seriamente danneggiato mentre almeno uno dei Bristol Blenheim venne sicuramente abbattuto e l’abbattimento venne attribuito all’aviere scelto armiere Ornani della 20ª Squadriglia del 46º Gruppo.

Il 16 luglio lo Stormo tornò ad attaccare la base di Marsa Matrouh. In particolare in questo periodo per approfittare della favorevole fase lunare, il 10º ed il 15º Stormo si alternarono in bombardamenti notturni, con il 15º operando nelle notti pari.

Agosto

Alla data del 12 agosto lo Stormo aveva in forza 29 velivoli di cui 14 in efficienza. La prima azione del mese di cui si ha traccia è quella effettuata il 16 agosto quando, in collaborazione con velivoli del 33º Stormo, apparecchi S.M.79 del 15º attaccarono un incrociatore e tre cacciatorpediniere inglesi a nord della costa egiziana. L’attacco non ebbe successo ed i velivoli tornarono tutti alla base.

Il giorno dopo, 17 agosto, sempre in collaborazione con il 33º Stormo, il 15º attaccò la flotta inglese al largo di Bardia. L’obiettivo erano le corazzate HMS WarspiteHMS Ramilles e HMS Malaya, nonché l’incrociatore HMS Kent e la loro scorta di cacciatorpediniere. Dopo l’attacco 15 S.M.79 del 15º Stormo vennero ingaggiati da una formazione di Gloster Gladiator e, per la prima volta dall’inizio del conflitto, da un Hawker Hurricane. Tre apparecchi del 15º vennero abbattuti; lo Stormo reclamò l’abbattimento di tre Gloster Gladiator.

Nella furiosa lotta si distinse il 1º aviere – armiere Antonio Trevigni, membro dell’equipaggio dell’S.M.79 ai comandi dei tenenti Cossu e De Camillis della 53ª Squadriglia – 46º Gruppo. Durante l’azione il loro S.M.79 venne attaccato e colpito più volte dai Gloster Gladiator. Noncurante delle gravissime ferite riportate, Antonio Trevigni continuò ad azionare le mitragliatrici da 7.7 mm riuscendo ad abbattere almeno uno dei velivoli nemici. Per l’eroismo della sua azione venne successivamente insignito della medaglia d’oro al valor militare; morirà in un ospedale militare in Italia nell’ottobre del 1942 in conseguenza delle ferite riportate nell’azione.[13][15]

Il mese di agosto 1940 si concluse per il 15º Stormo con l’importante azione del pomeriggio del 29, quando 15 apparecchi del reparto, in collaborazione con altrettanti del 10º Stormo, attaccarono Marsa Matrouh. Riferimenti all’azione vennero fatti nel Bollettino nº 84 del 30 agosto.[13][16]

Settembre

In seguito a quanto stabilito dalla circolare 1608/O.S. del 3 settembre 1940 del comando della V Squadra Aerea in cui era stabilito l’ordinamento della suddetta Squadra, il 5 settembre 1940 il 15º Stormo B.T. entrò a far parte della IX Brigata Aerea Leone (oggi 9ª Brigata aerea ISTAR-EW), costituita sul campo di manovra di Marawa al comando del colonnello Attilio Biseo.[17]

Il 6 settembre lo Stormo effettuò un attacco contro lo snodo ferroviario di Marsa Matrouh. Parteciparono all’azione 15 apparecchi (dieci S.M.79 del 47º Gruppo, guidati dal colonnello Silvio Napoli e dal maggiore Tivegna, con l’ausilio di cinque S.M.79 della 21ª Squadriglia guidati dal capitano Lualdi). I velivoli decollarono dalla base di Maraua. L’attacco fu eseguito sotto un intenso fuoco di sbarramento antiaereo e fu contrastato dall’azione di Gloster Gladiator del 112º Squadron. L’attacco ebbe successo e tutti gli apparecchi del 15º tornarono alla base.

Contemporaneamente, un S.M.79 della 20ª Squadriglia, al comando del capitano Guidorzi volava sul porto di Alessandria in una missione di ricognizione diurna.

Il 13 settembre, allo scattare dell’offensiva italiana voluta dal generale Rodolfo Graziani nell’ambito dell’Invasione italiana dell’Egitto, il 15º Stormo fu chiamato ad un incessante azione di bombardamento e ricognizione che si protrasse almeno fino al 18 settembre.

In rappresaglia degli attacchi inglesi a Bengasi, il 20 settembre otto S.M.79 del 47º Gruppo (colonnello Silvio Napoli) e tre S.M.79 della 20ª Squadriglia (tenente Recagno) attaccarono nuovamente Marsa Matrouh insieme ad altri 35 apparecchi di altri reparti. Ebbe luogo in quell’occasione uno dei bombardamenti più massicci realizzati fin lì dalla Regia Aeronautica. L’obiettivo venne nuovamente colpito il giorno 22 settembre, questa volta da una formazione composta da dieci apparecchi del 15º Stormo, guidati dal maggiore Cunteri, affiancati da altri velivoli del 14º e 9º Stormo.

Il mese di settembre si chiuse in modo tragico per il reparto. Infatti, il 30 settembre 1940 lo Stormo subì un primo pesante bombardamento sulla base di Marawa. La base venne attaccata da parte di una formazione di sette Bristol Blenheim del 113º Squadron che giunse sull’obiettivo proprio mentre alcuni apparecchi del 15º si accingevano a decollare. La contraerea italiana scambiò i velivoli inglesi per apparecchi italiani. Come conseguenza il fuoco di sbarramento iniziò quando ormai era troppo tardi. Il reparto venne duramente colpito. Un S.M.79 venne centrato in pieno, esplodendo sulla pista. Un altro venne distrutto, sei, di cui due gravemente, danneggiati. La pista venne resa inutilizzabile. Il prezzo dell’attacco in termini di vite umane fu elevato; ci furono sei morti (tenente D’Ignazio, sotto tenente Costanzo, sergente maggiore Marcantoni, sergente Goggi ed altri due non identificati) e sei feriti.

Ottobre – novembre

Il 5 ottobre 13 apparecchi del 15º Stormo parteciparono a una nuova azione contro Marsa Matrouh.

L’8 ottobre il 46º ed il 47º Gruppo vennero arretrati a Castel Benito per essere riequipaggiati. Dieci dei velivoli in efficienza furono ceduti al 54º Gruppo mentre i rimanenti ad altre Squadriglie. I velivoli non in efficienza rimasero in forza al 15º.

Tra il 26 ed 27 novembre 1940 lo Stormo, insieme con il 91º Stormo presentava la sua forza al comandante della Brigata e successivamente al generale Felice Porro, comandante della V Squadra Aerea. In quell’occasione durante la sua allocuzione, il comandante della IX Brigata Leone, colonnello Attilio Biseo, indicava[14] che la brigata:

«..in quello del re del deserto trova il suo nome più adatto ed augurale..»

Alla data del 27 novembre lo Stormo era ancora in fase di riequipaggiamento, con previsione di rientrare in linea ai primi di dicembre.[14]

Non sono disponibili ulteriori dati dettagliati relativamente all’attività giornaliera del reparto tra ottobre e la fine di novembre.

Dicembre

Il mese di dicembre 1940 inizia per il 15º Stormo con un nuovo pesante bombardamento inglese che colpì il reparto il 7 dicembre presso l’aeroporto di Castel Benito. In questa occasione vennero distrutti tre S.M.79 ed altri 12 furono seriamente danneggiati. Gravi perdite subirono anche le linee volo di altri reparti di stanza sull’aeroporto.

Di lì a due giorni, il 9 dicembre, iniziava l’offensiva inglese in Nord Africa, nota come Operazione Compass. Dopo l’iniziale confusione nelle reazioni da parte del comando italiano, l’11 dicembre i velivoli efficienti del 15º Stormo, inizialmente destinati a rientrare in patria, vennero spostati al fronte sugli aeroporti cirenaici di Ain el Gazala (T4) e di Sidi Hamed el Magrum (80 km a sud di Bengasi).

Il 15º iniziava un intenso ciclo di operazioni contro l’avanzata inglese.[18]

Il giorno 13 dicembre lo Stormo tornò in azione. Tre S.M.79 del 54º Gruppo al comando del maggiore Cunteri decollarono dal campo Z1 per attaccare truppe nemiche nella zona di Sidi Omar, mentre il tenente Recagno, con un velivolo della 20ª Squadriglia effettuava una missione di ricognizione nella zona di confine per verificare la situazione delle truppe italiane a terra. Sempre il 13, nel pomeriggio, altri tre S.M.79 della 21ª Squadriglia al comando del tenente Medun decollavano da Z1 per attaccare la zona di Gabr bu Fares in Egitto. Durante l’azione i velivoli dello Stormo vennero attaccati da una formazione di Hawker Hurricane, probabilmente del 33º Squadron. Tutti gli apparecchi del 15º rientrarono alla base (due su Z1, uno atterrò su T5).

Il giorno 14 dicembre varie formazioni del 15º attaccavano colonne nemiche in movimento. Iniziava una formazione di tre S.M.79 decollata da Z1 al comando del tenente Romagna-Manoja; il loro obiettivo era una colonna alleata in marcia verso la Via Balbia. Altri tre S.M.79, decollati ancora una volta da Z1 e questa volta al comando del capitano De Cecco, attaccavano con successo una colonna meccanizzata. Sulla via del ritorno due velivoli si separarono ed il terzo si unì a una formazione del 41º Stormo. Durante questa fase il velivolo venne attaccato da alcuni Gloster Gladiator riuscendo ad evadere l’attacco con minimi danni. Intanto una terza formazione di quattro S.M.79, questa volta al comando del colonnello Napoli, attaccava da 900 metri di quota una colonna meccanizzata nemica. Anche in questo caso la caccia nemica intercettava i velivoli dello Stormo ma nello scontro che ne seguiva gli S.M.79 uscivano illesi. Nel pomeriggio due ondate (complessivi sette S.M.79) del 15º al comando del capitano Triboldi e del tenente Tramontano bombardavano con bombe da 50 kg una colonna meccanizzata. Altri tre S.M.79, al comando del capitano Lualdi compivano l’ultima missione di bombardamento dello Stormo per la giornata. Intanto il 14 dicembre al 33º Stormo veniva ordinato il rientro in Italia. Cinque dei velivoli del reparto venivano ceduti al 15º Stormo.

Il 15 dicembre lo Stormo era impegnato solo in due azioni di bombardamento nella zona di Sidi Azeiz, ciascuna realizzata con una formazione di 10-12 S.M.79, la prima al comando del capitano De Cecco e la seconda del capitano Lualdi.

L’efficienza dei velivoli stava rapidamente diminuendo. La mattina del 16 dicembre approssimativamente solo la metà degli apparecchi era operativa. In queste condizioni, tre ondate (complessivi dodici S.M.79) del 15º, questa volta guidate dai tenenti Medun e Tramontano e dal capitano Triboldi, tornarono ad attaccare colonne nemiche nella zona di Sidi Azeiz ed Amseat. Il tenente Medun tornava in volo con una formazione di altri tre S.M.79 nell’ultimo tentativo di soccorrere la guarnigione di Sidi Omar. Le ultime due missioni dello Stormo per il 16 dicembre furono guidate nuovamente dal tenente Tramontano e dal capitano Triboldi che nel pomeriggio tornarono ad operare sempre nella zona di Sidi Azeiz per cercare di contenere l’avanzata inglese. Al ritorno dalla missione Triboldi comunicò la definitiva occupazione di Sidi Omar da parte degli inglesi e il passaggio di mano di tutta la baia di Sollum.

Il 17 dicembre cinque S.M.79 del 15º al comando del capitano Triboldi eseguirono un attacco a bassa quota sull’ennesima colonna meccanizzata inglese, questa volta nella zona di Bir El Kreighat. Tutti i velivoli rientrarono alla base Z1.

Seguì un periodo di relativo riposo per i mezzi e gli uomini del reparto, fino al giorno 22 dicembre quando la Regia Aeronautica dette il via alla maggiore singola azione di bombardamento dall’inizio dell’Operazione Compass. Parteciparono un totale di 20 apparecchi, dieci del 41º Stormo e dieci del 15º Stormo al comando del capitano De Cecco. Il 15º si concentrò nell’attacco con bombe da 100 kg della zona di Sidi Azeiz. Durante l’azione i velivoli del reparto vennero attaccati da una formazione di caccia nemici. Ne seguì un combattimento aereo tra gli S.M.79 (che non erano protetti dalla scorta della caccia italiana, che era rimasta a proteggere il 41º Stormo) e gli inglesi. Nove degli S.M.79 riuscirono ad evadere ed atterrare senza ulteriori problemi. Il decimo invece fu costretto ad un atterraggio d’emergenza a circa 30 km al nord di Tobruk. Tra i membri dell’equipaggio si contarono un morto e due feriti. La giornata si chiudeva con una nuova ondata di 10 velivoli del 15º al diretto comando del colonnello Napoli e del capitano Lualdi che tornarono ad attaccare Sidi Azeiz.

Il 23 dicembre nuovi attacchi su Sidi Azeiz guidati dal colonnello Napoli.

Il 25 ed il 26 dicembre il 15º tornò ad attaccare la baia di Sollum sotto il comando del capitano Scagliarini. Il 26 dicembre venne attaccata anche Marsa Matrouh da parte di due S.M.79 guidati dal capitano De Cecco.

Nessun’azione venne condotta dal 15º tra il 27 ed il 29 dicembre. Il 30 dicembre un S.M.79 del 15º operò insieme a mezzi di altri reparti in soccorso alla guarnigione di Giarabub.

Il 1940 si concluse per le forze da bombardamento italiane con l’azione di un S.M.79 della 53ª Squadriglia, al comando del capitano De Cecco, che nel tardo pomeriggio del 31 dicembre effettuò un bombardamento da alta quota della baia di Sollum.

Bilancio 1940

Nel periodo compreso tra il luglio ed il dicembre 1940 lo Stormo effettuò più di 140 missioni, di cui circa 30 notturne, con circa 20 ricognizioni strategiche. L’attività portò all’abbattimento di 22 aerei avversari ed alla distruzione di 32 al suolo. In totale furono effettuate 2510 ore di volo bellico, al prezzo di 17 uomini e 17 velivoli. Per la sua attività in questo periodo lo Stormo venne insignito della Medaglia d’argento al Valor Militare.

Gennaio 1941

Il 1º gennaio 1941 lo Stormo venne nuovamente trasferito al campo N3 dell’Aeroporto di Martuba, 27 km a sud-sud-est di Derna. Nel pomeriggio la Regia Aeronautica iniziò una serie di operazioni che sarebbero divenute routinarie nelle settimane successive. Si trattava dello sgancio lungo le direttrici dell’avanzata nemica di mine antiuomo di tipo AR-4 (chiamate dagli inglesi thermos bomb e nei fatti antesignane del concetto di bomba a grappolo) con capacità di scoppio ritardato (da poche ore a qualche giorno). Questo tipo di operazioni prese il nome di sbarramenti. La prima missione di sbarramento fu realizzata proprio il 1º gennaio 1941 da un velivolo del 15º Stormo ai comandi del capitano Triboldi che, insieme ad un velivolo del 41º Stormo, disperse circa 370 mine durante un passaggio a bassa quota sulla strada el-Adem – Sidi Rezegh, a sud di Sollum.

Il 2 gennaio il 15º Stormo tornò ad operare in missioni di sbarramento, questa volta con due S.M.79 rispettivamente ai comandi del capitano Triboldi e del tenente Balli.

Il 3 gennaio continuarono le azioni di sbarramento con due velivoli che operarono ai comandi dei tenenti Balli e Guazzini sganciando mine nella zona della Ridotta Capuzzo. Nella notte un S.M.79 della 54ª Squadriglia ai comandi del tenente Tramontano attaccò i due campi volo di Bir El Kreighat e Bir Dignash.

La notte del 4 gennaio il tenente De Angelis ed il tenente Valsecchi, entrambi della 21ª Squadriglia del 46º Gruppo, attaccarono con i loro S.M.79 la zona di Sollum mentre i tenenti Guazzini e Balli compivano l’ennesima azione di sbarramento questa volta nella zona di Sidi Azeiz.

Il giorno 5 gennaio il 15º tornò ad eseguire azioni di sbarramento con due S.M.79, uno della 21ª Squadriglia, l’altro della 53ª.

Il 6 gennaio le truppe inglesi erano ormai alle porte de Tobruk. Per quanto riguarda la Regia Aeronautica il maresciallo Rodolfo Graziani comunicò che non era più in grado di svolgere alcuna funzione offensiva. Da Roma giunse la decisione di limitare l’azione dei bombardieri S.M.79 alle sole ore notturne o a missioni di ricognizione a diretto supporto delle truppe di terra. Conseguentemente iniziò la riorganizzazione della Vª Squadra Aerea di cui il 15º Stormo faceva parte. Il 15º Stormo cedette alcuni velivoli in efficienza al 52º Gruppo del 34º Stormo che si rischierava a Tripoli. Contemporaneamente il 47º Gruppo del 15º Stormo, in quel momento basato a Maraua, si preparò a muovere a Tripoli mentre il 46º Gruppo di preparò a muovere da N3 (Martuba) a Sidi El Magrum. A questo punto l’azione degli S.M.79 del 15º Stormo e degli altri reparti era fortemente limitata dalle gravi perdite subite nei giorni precedenti, dall’ormai cronica scarsa efficienza dei mezzi rimasti, dalla penuria di caccia di scorta e dalla necessità di continui ripiegamenti legati all’incessante avanzata inglese. Conseguentemente il 6 gennaio vennero effettuate solo tre azioni di sbarramento da parte del 15º Stormo.

L’8 gennaio riuscì a lanciare alcune sortite con velivoli della 53ª, 54ª e 21ª Squadriglia. A questo punto e fino alla fine del mese (9, 10, 14, 15, 20, 23, 24, 26 gennaio) le principali azioni del 15º Stormo consistevano in missioni di sbarramento e raid notturni su Ridotta Capuzzo, Gambut, Bu Amud, Sidi Rezegh ed el-Adem.

Particolarmente sfortunata fu l’azione notturna del 21 gennaio quando le quattro squadriglie del 15º, in collaborazione con altrettante del 41º Stormo, sganciarono per errore le loro bombe su un gruppo di prigionieri di guerra italiani ammassati a circa tre miglia a nord di el-Adem, determinandone la morte di un numero imprecisato (50-300).

Quella notte però coincise anche con il prologo a un’azione eroica da parte di uno degli uomini dello Stormo. Infatti durante il bombardamento notturno della 54ª Squadriglia sulla direttrice Ridotta Capuzzo – el-Adem uno dei velivoli (S.M.79 MM22233) fu costretto ad atterrare nella zona di Agebadia per un guasto al motore. Il pilota valutò che il velivolo poteva essere riparato sul posto e perciò lo affidò al sergente maggiore motorista Morettin, lo specialista dell’equipaggio che fu successivamente raggiunto da altri quattro tecnici. Il 7 febbraio il 15º Stormo era pronto per il rimpatrio in Italia ma non era disponibile alcun pilota per recuperare il velivolo ormai in condizioni di volare. Morettin ed i suoi uomini, senza indicazioni precise, decisero anziché distruggere l’apparecchio e consegnarsi agli inglesi di tentare la sorte e volare alla base. Aiutato ai comandi dall’allievo aviere montatore Zucco, il sergente maggiore Morettin decollò dal deserto e dopo un volo di circa 50 km con solo due motori atterrò sul campo di Misurata. Per questa azione Morettin venne insignito della medaglia d’argento al valor militare. Il velivolo venne rimpatriato e continuò ad essere utilizzato dalla Regia Aeronautica.

Febbraio

Il 1º febbraio un S.M.79 della 20ª Squadriglia effettuò la consueta azione di sbarramento contro le colonne nemiche. Questa volta l’obiettivo era la direttrice Derna – Bengasi, nelle zone di El Hamama e Tècnis. Questo genere di attacchi vennero ripetuti dal 15º nei due giorni successivi. Il 3 febbraio lo Stormo attaccò anche il campo di volo di Tmimi.

Dopo l’ultima missione del giorno 3, il 4 febbraio ripiegò a Zuara ed il 9 febbraio a Zavia in Tripolitania. Si trattava dell’ultima tappa prima del rientro in patria dopo otto mesi di massacrante attività che aveva visto il reparto operare quasi ininterrottamente.

Lo Stormo lasciò i suoi ultimi nove S.M.79 in efficienza ad altri reparti (sei andarono al 34º Stormo, uno al 41º Stormo e l’ultimo al 54º Gruppo).

Marzo – dicembre

Il rientro in Italia concludeva il 2 marzo 1941. La restante parte dell’anno era dedicato alla transizione sui bombardieri Caproni Ca.313, con lo Stormo riorganizzato sull’Aeroporto di Vicenza.

Intanto, a seguito di quanto disposto dallo Stato Maggiore della Regia Aeronautica con foglio n. 2/2517 del 31 marzo 1941, il Comando della IX Brigata Aerea Leone, di cui era parte integrante il 15º Stormo, veniva sciolto a quella data. Contemporaneamente era costituito il Comando Bombardamento Leone alle dirette dipendenze della II Squadra Aerea con sede temporanea presso l’Aeroporto di Padova.

Il 15º Stormo rimase inquadrato sotto questo nuovo Comando fino al 31 maggio 1941 quando, su nuova disposizione dello Stato Maggiore della Regia Aeronautica (foglio n. 2/4381 del 24 maggio 1941), venne ricostituita la IX Brigata Aerea B.T. Leone e lo Stormo, insieme anche al 41º Stormo, venne riassegnato alla nuova unità. Alla quella data risulta che lo Stormo aveva in forza, efficienti, 5 Caproni Ca.313 ed 1 Savoia-Marchetti S.M.79.

A seguito del benestare del Comando della II Squadra Aerea, il Comando della IX Brigata disponeva in data 7 novembre 1941 (ordine n. 1209/O.S.10) la costituzione di un Gruppo Complementare (denominato Gruppo Complementare 15º Stormo) per i due stormi 15º e 41º in forza alla Brigata, basato sull’aeroporto di Vicenza (anche se dislocato su Aviano per ragioni addestrative), posto al comando del maggiore pilota Gaspare De Cecco. A quella data lo Stormo poteva contare con 16 Ca. 313.[17].

Le operazioni nel 1942

Il dispaccio n. 1128 del 10 febbraio 1942 dello Stato Maggiore della Regia Aeronautica disponeva con decorrenza 15 febbraio lo scioglimento (sarà quello definitivo nel periodo bellico, fino alla ricostituzione nel novembre 1997) della IX Brigata Aerea Leone e la contemporanea creazione del Comando Intercettori Leone, con sede a Treviso ed alle dirette dipendenze della II Squadra Aerea. Dei tre reparti che costituivano la IX Brigata, solo il 41º Stormo passò direttamente al Comando Intercettori mentre il 15º Stormo (Vicenza) ed il Gruppo Complementare del 15º Stormo (Aviano) passarono entrambi direttamente al comando della II Squadra Aerea. A quella data il 15º Stormo contava con 14 Ca. 313 efficienti mentre il Gruppo Complementare con 5 Ca. 313 ed 1 Fiat C.R.42.

È interessante riportare il testo integrale dell’Ordine del Giorno n. 5 del 15 febbraio 1942 con cui il generale di brigata Attilio Biseo chiudeva il diario storico della IX Brigata.[17]

«In data odierna si scioglie la IX^ Brigata Aerea Leone. Costituitasi in guerra sulla rovente terra d’Africa, in brevissimo volgere di tempo ha saputo crearsi, con i suoi Eroi una fulgida tradizione di guerra e di pace. Tale tradizione, che rimarrà impressa nei nostri cuori, è affidata alla storia dell’Aviazione Fascista attraverso il ricordo delle epiche gesta dei suoi uomini e le motivazioni con le quali sono state concesse alle Bandiere del 15º e del 41º Stormo le insegne del Valore. È con estrema commozione che il mio pensiero ricorre oggi ai Camerati Caduti: Essi saranno sempre vivi in noi e, dalla meta, ci guideranno sul cammino del dovere e della Vittoria. A Voi, Comandati, equipaggi ed avieri, insieme al mio più affettuoso ringraziamento di Comandante, rivolgo il mio saluto di camerata e il più fervido augurio per i nuovi compiti assegnati.

Saluto al Re! Saluto al Duce!»

Il lungo addestramento del 1941 risultò però vano quando l’8 maggio 1942 il reparto fu convertito in Stormo da Combattimento e poi in Stormo d’Assalto, riequipaggiato con i C.R.42. L’addestramento con la nuova macchina terminò nell’agosto 1942. Il 7 settembre 1942 il 15º Stormo fu fatto tornare a combattere in Libia, inizialmente dall’Aeroporto di Benina da dove iniziarono subito ad operare gli aerei della 54ª Squadriglia del 47º Gruppo. Il 14 settembre il reparto attaccò le colonne nemiche che avevano inflitto seri danni all’aeroporto di Barce.

Il 20 settembre 1942 la 20ª e 21ª Squadriglia (46º Gruppo) si trovavano dislocate presso el-Adem (Base aerea Gamal Abd el-Nasser) mentre la 53ª e 54ª (47º Gruppo) erano a Barce.

Durante il mese di ottobre il reparto venne utilizzato anche per la vigilanza delle coste egiziane e la protezione dei convogli dell’Asse. Per tenere il passo con i rapidi movimenti del fronte, lo Stormo dovette effettuare numerosi trasferimenti. Da Bengasi (K1) al K3, poi nuovamente al K1, poi a Uadi Tamet, a Bu Amud, ad Agedabia, nuovamente a Uadi Tamet, a Castel Benito, ed infine a Sorman.

Il 1943 e lo scioglimento del reparto

Presso Sorman, nel gennaio del 1943 lo Stormo, ormai ridotto a pezzi, ricevette l’ordine di rimpatrio. Seguì un mese di licenza e poi nel marzo dello stesso anno il reparto si trasferì a Vicenza. Qui inizialmente era previsto il riequipaggiamento con i Fiat G.50 ma ciò non avvenne ed il reparto tornò a volare con i C.R.42.

Il 21 maggio 1943 il reparto tornò operativo. Il 15º Stormo fu trasferito in Sardegna, con il 46º Gruppo presso Capoterra ed il 47º Gruppo presso Oristano.

A luglio una parte del reparto (i velivoli più efficienti) tornava a schierarsi sulla penisola, presso Pontedera con compiti di vigilanza ed intercettazione. La restante parte (circa 15 velivoli) rimaneva ad Oristano.

L’11 luglio 1943 circa 15 dei migliori C.R.42 ancora disponibili al 15º Stormo vennero raggruppati nella 20ª e 53ª Squadriglia ed inviati a Palermo-Boccadifalco per fronteggiare gli sbarchi alleati in Sicilia.

Il 29 luglio 1943 i pochi velivoli rimasti abbandonarono la Sicilia e si trasferirono alla base di Firenze Peretola dove il reparto venne colto al momento dell’armistizio dell’8 settembre. Impossibilitato a continuare, lo Stormo venne sciolto.

La ricostituzione come 15º Stormo S.A.R.


Il 15º Stormo fu ricostituito alle dipendenze del Comando Trasporto e Soccorso Aereo il 1º ottobre 1965 sull’aeroporto di Ciampino, come Stormo SAR (Search and Rescue), composto dall’84º Gruppo velivoli (HU-16A), con le sue squadriglie 140ª e 287ª, dall’85º Gruppo elicotteri (AB.47J, AB.47J.3 ed AB.204B), con le sue squadriglie 142ª e 288ª, nonché da due sezioni miste basate a Linate (1º Distaccamento SAR) e Grottaglie (3º Distaccamento SAR). Il 2º Distaccamento SAR di Ciampino si identificava con la sezione in turno d’allarme del 15º Stormo. Ciascun distaccamento contava su tre equipaggi di pronto impiego con gli HU-16 e di tre equipaggi di pronto impiego con elicottero. Complessivamente il reparto aveva a disposizione 5 HU-16 (3 efficienti), 5 AB.47J (4 efficienti), 7 AB.47J.3 (5 efficienti) e 7 AB.204B (5 efficienti).

Fin dall’inizio lo Stormo operò nel contesto di missioni molto delicate. Già il 4 ottobre 1965 ad esempio i velivoli del reparto erano impegnati per la scorta al velivolo sul quale viaggiava Sua Santità Paolo VI nel suo viaggio a New York per il discorso alle Nazioni Unite.

Il 1º marzo 1971 il reparto venne ufficialmente intitolato,[20] su richiesta dei suoi uomini, al generale di brigata aerea Stefano Cagna, MOVM, già comandante del 15º Stormo negli anni immediatamente precedenti la guerra, morto in azione di combattimento nel 1940.

Nel giugno 1973, in occasione del supporto aereo offerto dal 15º Stormo agli organizzatori della gara motonautica di endurance BellariaAbbazia, un HU-16 rischierato per l’occasione a Cervia venne intercettato da velivoli dell’Aeronautica Militare Jugoslava a sud di Capo Promontore e costretto ad atterrare a Pola; l’aereo ed il suo equipaggio ritornarono in Italia solo il giorno seguente.

Nell’estate del 1976 iniziò la radiazione degli ormai vetusti HU-16. A partire dal 12 agosto 1977 lo Stormo ricevette i primi HH-3F, divenuti pienamente operativi nel 1979.

L’ultima missione operativa della componente ad ala fissa del 15º Stormo avvenne il 29 giugno 1979, quando, a soli tre giorni dalla definitiva radiazione, un HU-16A partecipò alle ricerche dei naufraghi della collisione tra due motonavi al largo di Santa Marinella.

Il passaggio agli elicotteri

In totale furono acquistati per lo Stormo 35 elicotteri HH-3F, di cui un primo lotto di 20 unità nel 1977 e un secondo di 15 agli inizi degli anni novanta. Dal marzo 2006 è iniziato il programma di aggiornamento degli elicotteri HH-3F, inizialmente destinato a concludersi entro il 2009.

HH-3F Pelican.[19] - 15º Stormo Onda 29.
HH-3F Pelican.[19] – 15º Stormo Onda 29.
Un AB-212 del 15º Stormo
Un AB-212 del 15º Stormo
TH-500B sulla piazzola nei pressi dell'hangar del 15º Stormo a Pratica di Mare.
TH-500B sulla piazzola nei pressi dell’hangar del 15º Stormo a Pratica di Mare.
HH-139A, Onda 42, sulla pista dell'Aeroporto di Cervia-Pisignano.
HH-139A, Onda 42, sulla pista dell’Aeroporto di Cervia-Pisignano.
HH-101A, CAESAR 03, sulla pista dell'Aeroporto di Cervia-Pisignano il 19 giugno 2015.
HH-101A, CAESAR 03, sulla pista dell’Aeroporto di Cervia-Pisignano il 19 giugno 2015.
Dopo numerosi cambi di base e riorganizzazioni interne, con decorrenza 2 ottobre 1997, lo Stormo spostò la sua sede presso l’aeroporto di Pratica di Mare.[21]Dal 1993 in poi, il 15º Stormo, oltre alle missioni di supporto alla popolazione civile svolte durante gli eventi calamitosi (terremoti ed alluvioni) che hanno colpito l’Italia, è stato anche impegnato con compiti di ricerca e soccorso nelle zone ostili delle varie operazioni all’estero condotte dalle forze armate italiane come quelle svolte in SomaliaAlbaniaBosniaKossovoIraq.

Parentesi “Ala Fissa”:
il 46° Centro Protezione Civile

Il 15 ottobre 1984 venne costituito a Ciampino il 46° Centro Protezione Civile con il ruolo di “Antincendio Boschivo”. Il Centro, equipaggiato con velivoli Canadair CL 215, consentì all’amministrazione dello Stato di dotarsi dello srumento aereo tutt’oggi esistente, benchè oggi operato da aziende civili.
Il 46° Centro, equipaggiato inizialmente con 2 velivoli ai quali se ne aggunsero altri 2 nel 1985, era inizialmente composto da 12 piloti (6 Capi Equipaggio e 6 Co-Piloti) dalla rilevante esperienza operativa provenienti da Reparti Cacciabombardieri, Trasporti ed Antisom ed 8 Tecnici di Volo (TEV).
I Piloti furono soggetti di un delicato ed impegnativo training, fra il mese di Giugno e Settembre del 1984, a cura della azienda Canadair e dei due loro Comandanti Istruttori Casselman e Galac.Il primo Comandante del 46° Centro fù il Tenente Colonnello Renato Marcomin, seguito dai T.Col. Italo Di Ruzza, dal T.Col. Franco Nieri e dal T.Col. Carlo Savazzi.
Il 46° Centro venne dismesso il 31 Dicembre 1987 con il contestuale transito della gestione dei velivoli alla società privata SISAM.

Il 15º Stormo nel XXI secolo

Dal 2001 allo Stormo è stato assegnato anche il nuovo ruolo operativo di Slow Mover Interceptor (SMI) nell’ambito della difesa aerea.

Con decorrenza 28 settembre 2010 ed effetto 5 ottobre 2010 lo Stormo ha trasferito il suo Comando presso l’aeroporto militare di Cervia-Pisignano.[22][23]

Il 9 ottobre 2013 lo Stato Maggiore stabilisce il trasferimento della 670ª Squadriglia Collegamenti e Soccorso di base a Decimomannu nel neo costituito 86º Centro CSAR alle dipendenze del 15º Stormo. Detto questo però l’86° Centro CSAR dovrà essere rinumerato perché è preesistente l’86° CAE del 41º Stormo. Visto quindi che non possono esistere contemporaneamente due Gruppi o due Centri con la stessa numerazione, mentre possono esistere un Gruppo ed un Centro con la stessa numerazione, SMA 1º Reparto in data 22 ottobre 2013 ha successivamente provveduto a correggere l’errore ridenominando l’86° Centro CSAR in 80° Centro CSAR.

Nel corso di una cerimonia solenne tenutasi all’Aeroporto militare Mario De Bernardi a Pratica di Mare il 26 settembre 2014, l’elicottero HH-3F, del quale era già stata comunicata la futura dismissione da parte dello Stato maggiore dell’Aeronautica Militare per limiti operativi e difficoltà di reperimento dei pezzi di ricambio,[24] è stato definitivamente ritirato dal servizio attivo di tutti i reparti del 15º Stormo. Il programma per la sostituzione degli HH-3F nel ruolo SAR e Combat SAR era stato avviato nel 2008. Il candidato a sostituire nel ruolo CSAR gli HH-3F (Pelican)[19] è stato individuato nell’elicottero pesante AgustaWestland AW101, in apposita versione CSAR (Caesar)[19][25] che prende il nome di HH-101. Come sostituto dell’HH-3F nel ruolo SAR è invece stato scelto l’AgustaWestland AW139, del quale lo stormo ha ricevuto il primo di tredici previsti l’8 marzo 2012 (MM81796). L’AW139 in questa configurazione è stato denominato HH-139A.

Il 30 ottobre 2018 viene ricostituito a Cervia il 23º Gruppo Volo con dipendenza diretta dal 15º Stormo e con compiti di Personnel Recovery; contemporaneamente la 387ª squadriglia è ricollocata in posizione quadro presso il 21º Gruppo Volo del 9º Stormo.[26]

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