Fuori dal recinto – di Giovanni Zema

 

Ci sono cose che si comprendono davvero soltanto quando ci si allontana abbastanza da poterle guardare per intero.

Per me è successo lasciando l’Aeronautica Militare.

Il 15° Stormo è stato il mio primo e unico reparto operativo. Non ho termini di paragone interni, non ho attraversato altri Stormi né conosciuto dall’interno, se non marginalmente, altre comunità professionali o altre culture operative della Forza Armata. Sono cresciuto lì, mi sono innamorato della sua missione, dei suoi aeromobili e soprattutto delle sue persone; ho portato con fierezza lo spirito dei miei anziani e costruito una parte importante di ciò che sono sull’esempio di uomini e professionisti che, pur operando spesso lontano dai riflettori, non si sono mai considerati figli di un dio minore né secondi a nessuno.

Eppure credo che in molti di noi abbia sempre abitato un sentimento strano, una sorta di inadeguatezza di fondo, non necessariamente dichiarata e forse nemmeno pienamente consapevole, ma abbastanza presente da accompagnare intere generazioni.

Il confronto, quasi inevitabilmente, finiva per diventare quello tra “noi” e “loro”: noi gli “elicotterari”, loro i “jettaroli”. Noi quelli del Soccorso, della bassa quota, delle notti trascorse ad aspettare una chiamata, del verricello, delle montagne, del mare, delle piazzole improbabili e di missioni che raramente finiscono sui manifesti; loro, almeno nel nostro immaginario, la punta di diamante della Forza Armata, i reparti da combattimento, gli aeroplani veloci, le macchine più visibili e celebrate, spesso percepite come meglio equipaggiate, meglio supportate e più vicine al centro naturale dell’attenzione.

È un confronto un po’ da stadio e, come tutti i confronti di quel tipo, racconta soltanto una parte della realtà. Il problema è che le percezioni, quando durano abbastanza a lungo, finiscono per produrre conseguenze reali e, nel nostro caso, non sempre ci hanno spinto a reagire nella maniera migliore.

Talvolta hanno generato orgoglio e voglia di dimostrare il nostro valore; altre volte, invece, hanno favorito una cultura del basso profilo intesa non più come sobrietà professionale, ma quasi come strategia di sopravvivenza: non esporsi troppo, non dire troppo, non fare troppo rumore e, nel peggiore dei casi, rinunciare perfino a ESSERE.

Abbiamo certamente sbagliato, come sbagliano tutte le organizzazioni e tutte le comunità professionali. Abbiamo commesso errori, preso decisioni discutibili, perso occasioni e siamo stati giudicati, talvolta giustamente e talvolta — questa è almeno la sensazione che molti di noi hanno condiviso — attraverso pregiudizi difficili da scalfire. Stabilire oggi quanto di quel giudizio fosse conseguenza delle nostre responsabilità e quanto invece derivasse da una percezione già consolidata è probabilmente impossibile, ma forse non è neppure la domanda più importante.

Perché c’è una responsabilità che appartiene soltanto a noi: non trasformare mai il giudizio degli altri nel limite che imponiamo a noi stessi.

Ed è proprio lì, credo, che qualche volta abbiamo perso qualcosa. Non nelle capacità, nella professionalità o nella passione, che raramente sono mancate, ma nella percezione del nostro stesso valore.

Oggi guardo tutto questo da una posizione diversa.

Dopo aver lasciato la Forza Armata ho iniziato un’altra esperienza professionale. Ho lavorato nel mondo dell’elisoccorso civile e oggi mi occupo di istruzione e addestramento in un contesto industriale e aeronautico differente. Ho avuto modo di osservare altre organizzazioni, altri equipaggi, altri piloti e altri istruttori, confrontandomi con modi diversi di intendere la preparazione, la leadership, la responsabilità e il rapporto con il rischio.

In altre parole, sono uscito dal recinto.

E fuori ho visto.

Consentitemi questa espressione un po’ cinematografica, perché poche altre rendono altrettanto bene ciò che voglio dire. È stato soltanto guardando il nostro mondo dall’esterno che ho cominciato a comprendere quanto patrimonio avessimo avuto tra le mani e quanto, vivendoci immersi ogni giorno, fossimo incapaci di riconoscerlo pienamente.

Da dentro molte cose sembravano normali, quasi scontate. Ma quando si cresce in un ambiente nel quale determinate qualità sono diffuse, si finisce inevitabilmente per considerarle ordinarie.

Non lo sono.

Fuori si nota la capacità di pianificare e, nello stesso tempo, di essere pronti ad abbandonare il piano quando la situazione lo richiede. Si nota la naturalezza con cui si impara a lavorare sotto pressione, mantenendo insieme informazioni, persone, macchina, ambiente e missione senza perdere il quadro generale. Si nota quella disposizione ad assumersi responsabilità che, nel nostro mestiere, non nasce soltanto nelle grandi emergenze, ma viene allenata giorno dopo giorno nella banalissima quotidianità del volo operativo.

Si nota, soprattutto, la capacità di comando.

Non quella che deriva automaticamente dal grado riportato sulla spalla, ma quella che nasce quando qualcuno deve decidere, spiegare, ascoltare, correggere, assumersi le conseguenze di una scelta e continuare a far funzionare un gruppo anche quando la situazione diventa complessa, il tempo si riduce e le informazioni non sono mai tutte quelle che vorremmo avere.

E poi c’è qualcosa di più difficile da definire, qualcosa che rischia di sembrare retorico finché non si ha occasione di osservarlo dall’esterno.

La classe.

Permettetemi di dirlo con eleganza, ma la classe non è acqua.

Non parlo di eleganza formale né di appartenenza a una qualche élite; parlo di una postura professionale, del modo in cui si affronta un problema, si entra in una sala briefing, si riconosce un errore, si parla a un giovane o si accetta che un giovane possa avere qualcosa da dire a chi possiede più esperienza. Parlo del modo in cui si affronta un compito difficile senza sentire continuamente il bisogno di raccontare quanto sia difficile.

Sono tutte cose che, quando ero dentro, consideravo normali.

Oggi non lo faccio più.

Ed è anche per questo che sento di voler dire qualcosa soprattutto ai più giovani, a quelli che oggi attraversano gli hangar, le stanze e le linee volo nelle quali siamo passati noi e che vivono immersi nel rumore quotidiano delle inefficienze, delle carenze, dei turni, degli ordini, delle limitazioni, delle incomprensioni e di tutte quelle piccole e grandi frustrazioni che inevitabilmente accompagnano una realtà operativa.

Non lasciate che quel rumore vi impedisca di vedere ciò che avete intorno.

Il 15° Stormo e le tradizioni dei suoi Centri non sono semplicemente il luogo nel quale state svolgendo un incarico. Sono una straordinaria palestra professionale e umana, una scuola di Comando, Responsabilità e Azione nella quale si impara, spesso senza rendersene conto, a stare dentro situazioni complesse senza esserne travolti.

Forse ve ne accorgerete davvero soltanto quando ne uscirete. Io me ne sono accorto allora, e una delle ragioni per cui scrivo queste righe è proprio il desiderio di risparmiarvi, almeno in parte, questo ritardo nella consapevolezza.

Siamo certamente depositari di Valori e Tradizioni, ma sarebbe riduttivo fermarsi a questo. Siamo soprattutto depositari di opportunità: opportunità di crescita, confronto, miglioramento, formazione professionale e umana. Il nostro errore più grande è stato forse quello di interpretarci talvolta come una periferia della Forza Armata, finendo inconsapevolmente per comportarci come tale.

Quel nostro “mood da diseredati”, concedetemi l’espressione, potrebbe averci fatto più male di molti dei problemi che abbiamo attribuito agli altri, perché una Comunità che comincia a pensarsi marginale rischia lentamente di diventarlo. Una Comunità che invece prende coscienza del proprio valore non ha bisogno di proclamarsi migliore: smette semplicemente di cercare legittimazione e comincia a produrre risultati che rendono quella legittimazione superflua.

Ed è qui, a mio avviso, che abbiamo ancora moltissimo da fare.

Non tutto ciò che cambia è progresso e non tutto ciò che assomiglia alle organizzazioni più grandi è necessariamente adatto alla nostra Missione. È una riflessione che porto con me osservando oggi anche il mondo civile, dove vedo organizzazioni cercare di acquisire o recuperare proprio alcune caratteristiche che appartenevano naturalmente ai reparti militari: flessibilità, capacità multidisciplinari, autonomia operativa, integrazione delle competenze e capacità di reagire rapidamente quando la realtà non corrisponde al piano.

Contemporaneamente mi domando se noi, in qualche caso, non abbiamo percorso la strada inversa.

Abbiamo specializzato, separato, segmentato e formalizzato, certamente per buone ragioni e spesso sulla spinta di necessità normative, tecniche o organizzative. Ma ogni volta che togliamo una competenza o restringiamo un ruolo non dovremmo avere la lucidità di chiederci non soltanto cosa stiamo guadagnando, ma anche cosa stiamo perdendo?

Penso, ad esempio, agli Operatori di Bordo delle generazioni precedenti, molti dei quali possedevano una conoscenza tecnica della macchina che andava ben oltre il perimetro di una singola mansione. Erano capaci di leggere l’aeromobile quasi fisicamente, comprenderne il comportamento e contribuire alla risoluzione di un problema con una profondità derivata dall’esperienza, dalla continuità e da una formazione più trasversale.

Non significa idealizzare il passato. Il passato aveva limiti, inefficienze e rischi che sarebbe sciocco voler riprodurre, ma sarebbe altrettanto sbagliato non domandarsi se, nel correggerli, abbiamo rinunciato anche a qualcosa di prezioso.

Il punto non è tornare indietro.

È capire cosa non avremmo mai dovuto lasciare per strada.

Un reparto operativo, qualunque sia il modello organizzativo adottato, deve infatti continuare a essere valutato innanzitutto sulla propria capacità di produrre operatività. Tutto ciò che mette carburante nei serbatoi di quella capacità merita di essere protetto; tutto ciò che, metaforicamente, mette ceppi ai carrelli dovrebbe almeno essere discusso con il coraggio necessario, anche quando significa rimettere in questione regole consolidate o porre domande che qualcuno preferirebbe non sentire.

Le organizzazioni sane, d’altronde, non sono quelle nelle quali nessuno mette in discussione nulla, ma quelle nelle quali è possibile mettere in discussione qualcosa senza che questo venga percepito come un attacco all’organizzazione stessa.

E qui vorrei rivolgermi anche a noi “anziani”: quelli veri, quelli meno anziani, i congedati, i pensionati, chi continua a frequentare il reparto e chi ormai lo incontra soprattutto nelle fotografie, nei ricordi o nelle pagine di questo sito.

Nessuno di noi dovrebbe mai convincersi di sapere già cosa pensano i giovani, cosa desiderano o, peggio ancora, cosa dovrebbero desiderare. Ogni generazione ha avuto la sensazione che quella successiva fosse diversa, e naturalmente lo è: cambia il mondo nel quale cresce, cambiano i riferimenti, le aspettative e persino il significato attribuito al lavoro e all’appartenenza.

Se però continuiamo, generazione dopo generazione, ad attraversare lo stesso terreno con quel sottile e asfissiante sospetto di essere la pecora nera di una famiglia più prestigiosa, allora forse dovremmo avere l’umiltà di domandarci perché, non per distribuire colpe ma per interrompere il ciclo.

Gli anziani hanno moltissimo da insegnare ai giovani, ma anche i giovani hanno qualcosa da insegnare agli anziani. Perché questo accada servono la pazienza di raccontare senza imporre e, forse ancora di più, quella di ascoltare senza liquidare ciò che non riconosciamo immediatamente come nostro.

Le tradizioni, del resto, non sopravvivono quando vengono conservate sotto vetro. Sopravvivono quando una generazione riesce a spiegare alla successiva perché valga ancora la pena portarle con sé.

Chi mi conosce sa che non sono particolarmente incline alle filippiche appassionate e che non mi interessa scrivere per il piacere narcisistico di rileggermi né dispensare lezioni da una comoda posizione esterna. Se condivido queste riflessioni è perché credo possano avere un’utilità e diventare, per usare un’espressione che mi piace, un food for thought: non una verità da accettare, ma una domanda da lasciare sul tavolo.

Le difficoltà, quando esistono, non sono problemi da occultare né fastidiose deviazioni dalla narrazione che vorremmo dare di noi stessi. Sono fatti. E i fatti vanno guardati, compresi, sviscerati e affrontati con la voglia di reagire, non con la sconsolata rassegnazione di chi finisce per considerarli immutabili.

È forse questo il messaggio che vorrei lasciare ai giovani del 15° Stormo di oggi e a quelli che arriveranno domani.

Non sentitevi secondi a nessuno. Non per arroganza, ma esattamente per il contrario: perché avete l’opportunità di crescere in una comunità che vi chiederà molto e che, proprio per questo, può darvi moltissimo.

Guardate i vostri anziani, imparate da quelli bravi e cercate di superarli. Mettete in discussione ciò che non funziona e difendete ciò che funziona; abbiate rispetto delle tradizioni senza trasformarle in alibi e soprattutto non confondete mai il basso profilo con il basso valore.

Non aspettate di uscire dal recinto per rendervi conto della qualità di ciò che avete ricevuto.

Io sono uscito.

E fuori ho visto.

Ho visto quanto valgono il nostro addestramento e la nostra formazione, quanto valgono certe abitudini che consideravo normali, quanto vale il metodo e quanto conta essere cresciuti in un luogo dove stare insieme davanti a un problema non era una teoria organizzativa, ma semplicemente il modo nel quale si facevano le cose.

Ho capito così che molte delle qualità che pensavo appartenessero genericamente al mestiere appartenevano, in realtà, anche al luogo nel quale avevo imparato a farlo.

Non provo rimpianto. La vita va avanti, e sono profondamente grato per le esperienze che sono venute dopo e per quelle che ancora verranno. Ma c’è qualcosa che, almeno per me, non si è più ripresentato nello stesso modo: quel particolare sentimento di appartenenza per cui, anche dopo anni, basta incontrare una persona, ricordare un equipaggio, rivedere un simbolo o ascoltare poche parole per sentirsi nuovamente parte di qualcosa.

Vi leggo, vi seguo e vi sostengo, con la consapevolezza forse più nitida di allora di quanto io sia orgoglioso delle mie radici, della mia formazione e della mia appartenenza. Sono orgoglioso di quelli che mi hanno preceduto, di quelli con cui ho avuto la fortuna di volare, di quelli che oggi portano avanti quella missione e anche di quelli che arriveranno domani senza conoscere ancora fino in fondo il valore di ciò che stanno per ricevere.

Forse è proprio questo che significa appartenere davvero a un reparto: poter cambiare uniforme, lavoro, aeromobili e organizzazione, andarsene senza andarsene completamente e scoprire, a distanza di anni, che una parte di ciò che siamo continua ad avere lo stesso colore, lo stesso valore.

Mammajut!

Anno sociale 2026 – Lettera del Presidente AG15

Amici carissimi, “Gente” dell’AG15° e del 15° Stormo,
siamo all’inizio di un nuovo anno sociale, il 2026, e, in aggiunta agli auguri a tutti per un sereno anno, è l’occasione per fare un consuntivo e una proiezione per il futuro. Abbiamo trascorso il 2025, trentennale della nostra Associazione, con numerosi amici e 212 Soci Effettivi e già ai primi giorni di questo gennaio ci troviamo in 89 ad avere confermato il nostro desiderio di vivere ancora con e nell’Associazione (a questi si aggiungono i Soci che hanno pagato l’annualità anticipatamente). È un numero che ci riserva l’ottima speranza di avere presto da tutti i “vecchi” Soci, e speriamo anche da numerosi nuovi Soci, la conferma di adesione anche per il 2026 entro il 31 gennaio prossimo, data alla quale dovremo considerare chiuse le attività amministrative collegate alle quote sociali e predisporre, oltre al bilancio consuntivo 2025, il programma delle attività e il bilancio preventivo 2026 che ne consegue, per l’approvazione dell’Assemblea Generale della prossima primavera.
Per spronarci a rimanere in AG15° e a decidere di entrare a farne parte, ricordiamoci cosa significa essere soci di questa nostra Associazione.
Significa dare forza all’inscindibile legame che esiste tra il 15° Stormo e la sua
Associazione, un legame stretto oltre trent’anni fa, il 13 giugno 1995, con la nascita del sodalizio nello Stormo tra “Gente” in servizio attivo che sentiva la spinta a stare insieme oltre i termini del dovere quotidiano, “Gente” per la quale il legame nel 15° doveva estendersi oltre i confini dell’aeroporto, per continuare a vivere le proprie esperienze in un futuro ancora condiviso e coinvolgente. Il 15° volle allora l’Associazione come uno strumento per fare di più, oltre la generosità dell’opera diuturna nel Soccorso, per allargare le dimensioni del suo dare.
Questo è ciò che vogliamo ancora oggi per la Gente del 15°, non separazione tra prima e dopo il servizio, ma la continuità sociale e affettiva dell’intera famiglia di coloro che nei numerosi e preziosi decenni di vita del 15° hanno operato nella fatica e nel piacere di costruire e arricchire il futuro del Reparto, orgogliosi di procedere accompagnati da un passato glorioso.
Esserne parte significa condividere propositi che ci portino a preservare il passato, fortificare il presente, edificare il futuro, per proseguire l’opera di questi decenni di vita insieme, per continuare a far crescere la Gente del 15° insieme al 15°.
L’Associazione non si limita a nutrire lo spirito: sostenuta e stimolata dal Consiglio Direttivo, dalle Sezioni di Cervia, Gioia del Colle, Pratica di Mare, Trapani – aspettando con speranza e fiducia quella di Decimomannu – e dai Soci volenterosi e disponibili, è un luogo di idee e di progetti concreti, per accrescere la vitalità e la socialità di tutti noi, per continuare a sentirci la
famiglia che siamo nel e con il 15° Stormo.
È molto e lo si ha con poco: rinnovando la quota sociale o arricchendo l’Associazione con una nuova iscrizione le permettiamo di essere non solo “sentita” nei pensieri, ma partecipe e attiva. Sul portale del sito web dell’Associazione – https://www.gd15.it/ – troviamo le informazioni necessarie per il rinnovo della quota sociale e per l’iscrizione di coloro che vorranno unirsi a noi come nuovi soci ed è per tutti un eccellente mezzo di informazione sulle novità e sulle attività che ci terranno insieme.
Auguri per il nuovo anno

MAMMAJUT!

Il Presidente
GDA(r) Giacomo De Ponti

[RINNOVO QUOTA SOCIALE 2026]

Ancora un soccorso nella riserva dello Zingaro

Sicilia: elicottero dell’82° Centro SAR dell’Aeronautica Militare, in collaborazione con il Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano soccorre giovane donna infortunata presso la riserva naturale dello Zingaro.

1 ottobre 2026

Nel tardo pomeriggio di giovedì 1° ottobre, un elicottero HH-139B dell’82° Centro Search and Rescue (S.A.R.) dell’Aeronautica Militare è intervenuto per prestare soccorso ad una giovane donna di 28 anni che era rimasta bloccata all’interno della riserva naturale dello Zingaro dopo essersi infortunata durante un’escursione.

Un team del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano, attivato dalla Centrale Operativa 118 Palermo-Trapani, dopo aver raggiunto la giovane ed aver constatato l’impossibilità di evacuarla via terra, viste le condizioni cliniche e la zona impervia dove si trovava, ha richiesto il supporto dell’Aeronautica Militare, che attraverso il Comando Operazioni Aerospaziali di Poggio Renatico (FE) ha disposto l’intervento dell’elicottero in prontezza dell’82° Centro SAR di Trapani-Birgi.

Subito dopo il decollo, l’equipaggio ha diretto l’elicottero a Castellammare del Golfo, dove è atterrato nel locale campo sportivo per imbarcare un tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano (SASS), per poi dirigersi rapidamente verso l’area di operazione. Arrivato sul luogo in cui si trovava la persona infortunata, l’equipaggio ha calato con il verricello l’Aerosoccorritore AM ed il tecnico del Soccorso Alpino, che hanno provveduto a preparare l’infortunata per il recupero. La donna, una volta a bordo dell’elicottero e in sicurezza, è stata immediatamente trasportata e sbarcata sullo stesso campo sportivo di Castellammare del Golfo, dove un’ambulanza era in attesa per prenderla in carico e trasferirla al più vicino ospedale.

Aerosoccorritore AM e tecnico SASS mettono in sicurezza la donna a bordo dell’elicottero.
L’infortunata è sbarcata nel campo sportivo di Castellammare del Golfo e consegnata al personale sanitario.

Concluso, quindi, il soccorso, l’elicottero HH139B ha fatto rientro alla base militare di Trapani, dove è stato rifornito e reso nuovamente disponibile per il servizio di prontezza di ricerca e soccorso.

L’82° Centro S.A.R. (Search and Rescue – Ricerca e Soccorso) è uno dei Reparti del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare che garantisce, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, senza soluzione di continuità, la ricerca ed il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo, inoltre, ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita ed il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche marginali. Dalla sua costituzione ad oggi, gli equipaggi del 15° Stormo hanno salvato migliaia di persone in pericolo di vita. Dal 2018 il Reparto ha inoltre acquisito la capacità AIB (Antincendio Boschivo) contribuendo alla prevenzione e alla lotta agli incendi su tutto il territorio nazionale nell’ambito del dispositivo interforze messo in campo dalla Difesa.

I Leoni dell’85° hanno un nuovo capo branco

La SV è invitata alla cerimonia di cambio comando dell’85° Centro SAR…

Così recitava l’incipit dell’invito che, come da tradizione, si riceve per partecipare ad una cerimonia. Ne ho ricevuti tanti negli anni (e ne ho inviati anche io!) ma ogni volta che si tratta dell’85° il mio cuore è un po’ più coinvolto. 16 anni di appartenenza al “branco” dei Leoni e il privilegio di averlo potuto guidare fanno sentire il loro peso.

Ma bando ai sentimentalismi!

I protagonisti veri sono Bruno – che lascia – e Sandro che subentra.

È soprattutto il Comandante uscente che prende la scena e non può essere diversamente. Con la solenne cerimonia chiude il suo mandato, può fare un bilancio del suo periodo di comando, mettere un punto al suo lavoro prima di consegnarlo a chi ne riceve l’eredità.

E Bruno lo ha fatto.
E l’ha fatto riuscendo a mostrare col suo discorso cosa hanno significato per lui i suoi due anni Leone 1.  Si sono visti i pensieri, le preoccupazioni e le serate insonni, i momenti duri e i tanti momenti felici. Le missioni più difficili e quelle che ti entrano nell’animo. Le partite di basket e i mini sermoni mattutini. Gli amici che se ne sono andati troppo presto e che resteranno impressi nella memoria.

Ha anche mostrato tante volte la sua partecipazione emotiva, la sua empatia e determinazione nell’essere un “capo branco” capace di guidare e di ascoltare, di indicare il cammino ma anche di aspettare chi si attarda.

Certo, nella goliardia tipica che contraddistingue i Gruppi Volo dell’Aeronautica, non gli abbiamo fatto passare liscia la durata del tuo intervento dal podio, né i suoi tanti nodi in gola (sembrava avesse ingoiato un capo scout!), ma un vero leader sa esprimere le proprie emozioni e non le teme.

Bravo Bruno! Mi hai commosso!

Sandro è ritornato al 15° Stormo dopo la meravigliosa esperienza al Reparto Sperimentale Volo e ha raccolto un testimone importante (oserei dire “di dimensioni ragguardevoli e tripallico”!) con la lucida determinazione di chi sa cosa l’aspetta e dove vuole far arrivare i suoi Leoni.

Sono certo che con le sue qualità professionali di altissimo livello e umane, fatte di una spiccata leadership situazionale, scriverà un nuovo affascinante capitolo per l’85°, che si appresta a riprendere il filo di un discorso che si è interrotto una dozzina d’anni fa.

Sandro, da ex pilota  che ha vissuto il momento più intenso operativamente del 15° Stormo ed ex Comandante dell’85° in particolare, ti porgo il mio sincero in bocca al lupo per questa esperienza che hai appena iniziato. Il comando di Gruppo/Centro è il momento operativamente più entusiasmante per un Ufficiale Navigante, ti auguro con tutto il cuore ogni successo e di goderti ogni istante alla guida dei Leoni.

Bruno (a sx) passa il gagliardetto dell’85° Centro S.A.R. a Sandro, consegnando simbolicamente l’Unità al suo nuovo Comandante

Ad entrambi grazie per come avete organizzato la giornata, per avermi fatto sentire il bellissimo frastuono dell’elicottero e regalato la sensazione di sentirmi davvero a casa.

Bruno, Sandro, ma quanto è bello il Mammajut ruggito in hangar?
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CAMBIO AL COMANDO DEL 15° STORMO!

Il Colonnello Luca Parmeggiani subentra al Colonnello Antonio Viola alla guida del Reparto specializzato nella Ricerca e Soccorso.

 

Lo scorso 8 settembre 2026, l’aeroporto militare “Urbano Mancini” di Cervia, è stato teatro della solenne cerimonia di avvicendamento al comando del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare tra due amici e colleghi, formatisi e cresciuti professionalmente proprio al Quindicesimo. Il Colonnello Luca Parmeggiani, infatti, è subentrato al Colonnello Antonio Viola, assumendo ufficialmente la prestigiosa carica di Comandante del Reparto.

La cerimonia è stata presieduta dal Generale di Divisione Aerea Alessandro De Lorenzo, Comandante delle Forze di Mobilità e Supporto (CFMS), e ha visto la partecipazione di numerose autorità civili, militari e religiose, delle associazioni combattentistiche e d’arma, oltre a tutto il personale schierato del Reparto.

Il Generale di Divisione Aerea Alessandro De Lorenzo, assieme al Colonnello Luca Parmeggiani e accompagnato dal Comandante uscente Colonnello Antonio Viola, passa in rassegna lo schieramento. Nella foto, sta salutando i vessilli dei Gruppi/Centri del 15° Stormo portati dai rispettivi comandanti.

Dopo lo schieramento iniziale del personale e della banda, l’evento ha avuto il suo inizio con l’ingresso della Bandiera di Guerra del 15° Stormo, decorata con numerose e prestigiose onorificenze tra le quali le più recenti sono la la Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico e la Medaglia d’Argento al Valore Aeronautico, assegnate rispettivamente nel 2024 e nel 2021, e conferite per i complessi interventi di soccorso effettuati durante l’alluvione del 2023 in Emilia-Romagna – la prima – e per l’impegno operativo durante l’emergenza pandemica da COVID-19 che ha visto gli elicotteri del 15° Stormo impegnati nei trasporti di pazienti in biocontenimento. [Vedi le onorificenze alla Bandiera di Guerra del 15° Stormo]

Nel suo discorso di commiato, il Colonnello Viola ha espresso profonda gratitudine verso gli uomini e le donne del Reparto, sottolineando come la Bandiera di Guerra rappresenti “l’emblema del valore degli uomini e le donne che ne hanno scritto la storia, silenziosi ed orgogliosi di poter adempiere il proprio dovere con tutta la loro passione e professionalità”. Ripercorrendo i due anni del suo mandato, ha evidenziato l’impegno profuso per “migliorare giorno per giorno la nostra splendida base di Cervia garantendone la piena operatività e ponendo le basi per un futuro luminoso e denso di nuove sfide”, oltre a garantire fino a otto prontezze contemporanee per la Ricerca e Soccorso, la lotta agli incendi e il supporto alla Protezione Civile. “Siamo cresciuti, sempre spinti dallo spirito e dalla determinazione del 15° Stormo di non mollare mai”, ha proseguito il Comandante uscente, rivolgendo un pensiero commosso anche a tutti i caduti e agli amici scomparsi, il cui esempio continua a rappresentare “un punto di riferimento per la vita operativa e personale di tutti noi”.

Al termine del suo discorso, si sono svolti gli atti formali del passaggio di consegne quali la lettura dell’Ordine del Giorno delle Superiori Autorità che dispone l’avvicendamento, la pronuncia della formula di riconoscimento del comandante cedente, quale suo ultimo ordine al personale, e il passaggio nelle mani del nuovo comandante della Bandiera di Guerra.

La Bandiera di Guerra del 15° Stormo passa dalle mani del Colonnello Viola a quelle del Colonnello Parmeggiani

Nella sua nuova veste di comandante, ha quindi preso la parola il Colonnello Parmeggiani che ha sottolineato il legame profondo con il Reparto che lo ha accolto all’inizio della sua carriera operativa e la continuità dei valori che lo guidano: “Il 15° Stormo sintetizza anche una preziosissima traiettoria evolutiva dal lato tecnologico che, grazie all’impiego dell’elicottero HH139, ancora oggi è propulsore di innovazione […] Lo Stormo ha nelle sue corde il privilegio di salvare vite umane”.

Rimarcando la ricchezza del patrimonio storico e professionale del Reparto, il neo Comandante ha evidenziato come esso sia frutto della costante integrazione di risorse e personale provenienti dalle diverse realtà storiche che hanno arricchito lo Stormo nella sua storia quasi secolare. Infine, ha tracciato le linee guida del proprio mandato ponendo l’accento sul futuro dell’unità: “I tempi sono maturi per progredire nel percorso già intrapreso e avviato dal Comando di Stormo nelle operazioni di Personnel Recovery […] I prodromi necessari sono tutti presenti e disponibili: competenza degli equipaggi, tecnologia, simulatore di volo. Il mio obiettivo è contribuire ulteriormente al raggiungimento in futuro della piena operatività in questo settore”.

Infine, il Generale di Divisione Aerea Alessandro De Lorenzo, Comandante delle Forze di Mobilità e Supporto (CFMS), ha espresso il suo saluto alla Bandiera di Guerra del Reparto, “simbolo delle più elette virtù militari e custode delle tradizioni del Reparto“. Nel corso del suo intervento, il Generale De Lorenzo ha sottolineato l’importanza del momento dell’avvicendamento, definendolo come “un evento fisiologico e cadenzato per tutte le organizzazioni, ma sempre carico di emozioni, soddisfazione, orgoglio e un velo di nostalgia per chi lascia e lo slancio e la voglia di fare di chi subentra“

Il Generale De Lorenzo (al centro) con il Colonnello Viola (a sx) e il Colonnello Parmeggiani (a dx) posano davanti al HH139 Special Color realizzato per il centenario dell’83° Gruppo Volo S.A.R.

Il 15° Stormo dell’Aeronautica Militare ha il compito di garantire 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, il servizio di Ricerca e Soccorso (Search And Rescue – S.A.R.) per il recupero degli equipaggi di aeromobili militari in difficoltà. Concorre inoltre a mansioni di pubblica utilità, quali la ricerca di dispersi in mare o montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita, gli interventi di soccorso alla popolazione civile in caso di calamità e le attività di Antincendio Boschivo (AIB) in cooperazione con la Protezione Civile.

L’unità integra inoltre il dispositivo di Difesa Aerea Nazionale attraverso operazioni di contrasto a minacce aeree a basse e bassissime prestazioni (Slow Movers Interception – S.M.I.) e cura la formazione basica e avanzata degli equipaggi di volo e la sopravvivenza in ambienti ostili.

Equipaggiato con elicotteri HH-139 (nelle versioni A e B), il Reparto ha sede principale a Cervia (RA) — dove risiedono anche l’83° Gruppo S.A.R. e l’81° Centro Addestramento Equipaggi (C.A.E.) — e coordina quattro Centri S.A.R. dislocati su tutto il territorio nazionale: l’80° Centro (Decimomannu), l’82° Centro (Trapani), l’84° Centro (Gioia del Colle) e l’85° Centro (Pratica di Mare). Dalla sua costituzione ad oggi, gli equipaggi del 15° Stormo hanno tratto in salvo oltre 7.800 persone.

[Fonte: Aeronautica Militare – 15° Stormo – Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione]

Qui il link alla video notizia pubblicata su TeleRomagna.it

Soccorso sull’isola di Levanzo per l’82°

Elicottero dell’Aeronautica Militare salva escursionista colto da malore sull’isola di Levanzo.

7 settembre 2026

Un escursionista colto da malore sull’isola di Levanzo, nell’arcipelago delle isole Egadi (TP) al largo della costa occidentale della Sicilia, è stato tratto in salvo grazie all’intervento tempestivo di un elicottero HH-139B dell’82° Centro SAR (Search And Rescue).
La richiesta di intervento giunta poco prima delle 17.30, ha visto l’immediata attivazione dell’equipaggio in stato di prontezza per il servizio di allarme. L’elicottero si è prima diretto verso la località di Castellammare del Golfo per imbarcare due operatori del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano (SASS), preziosi per coadiuvare l’equipaggio militare nelle operazioni di soccorso in zone impervie.
Raggiunta l’area delle operazioni, gli operatori hanno individuato l’uomo che a causa del malore accusato era impossibilitato a proseguire autonomamente il cammino.

L’equipaggio osserva il proprio settore esterno di responsabilità

Mediante l’uso del verricello sono stati calati l’Aerosoccorritore AM e i tecnici SASS , i quali hanno provveduto a sincerarsi delle condizioni dell’uomo e ha metterlo rapidamente messo in sicurezza, issandolo poi a bordo del velivolo.

L’Operatore di Bordo inizia a calare il personale sul punto di recupero
Aerosoccorritore e tecnico SASS preparano l’infortunato al recupero – Si vede l’elicottero in lontananza che si sta riposizionando per il recupero
Pronti per il recupero!
L’infortunato e il tecnico SASS vengono issati a bordo

Concluse le operazioni sul posto, l’elicottero si è diretto verso l’ospedale San Antonio Abate di Trapani, dove il paziente è stato affidato al personale sanitario per gli accertamenti e le cure del caso. Successivamente, l’assetto dell’Aeronautica Militare si è portato a Castellammare del Golfo per lo sbarco dei tecnici del Soccorso Alpino, per poi far rientro alla base di Trapani e riprendere il normale servizio di prontezza operativa.

L’infortunato è collocato sulla barella e preso in carico dal personale ospedaliero
Il personale sanitario raggiunge l’ambulanza accompagnato dall’Aerosoccorritore AM

L’operazione si è svolta su coordinamento del Rescue Coordination Center del
Comando Operazioni Aerospaziali (COA) di Poggio Renatico e ha, ancora una volta, dimostrato l’eccellente livello di cooperazione esistente con i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano.

L’82° Centro SAR è uno dei Reparti del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare che garantisce, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, senza soluzione di continuità, la ricerca e il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo inoltre ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita e il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche marginali. Dal 15° Stormo di Cervia, oltre all’82° Centro SAR di Trapani, dipendono, dislocati su tutto il territorio nazionale, l’80° Centro SAR di Decimomannu (Cagliari), l’83° Gruppo Volo SAR di Cervia, l’84° Centro SAR di Gioia del Colle (Bari) e l’85° Centro SAR di Pratica di Mare (Roma).

[Fonte: Aeronautica Militare – 15° Stormo – Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito: www.aeronautica.difesa.it]

Una giornata a Guidonia, da una cara amica (di Francesco Sgrenci)

La storia della nostra Amicizia (si con la A maiuscola, non è  un errore di battitura, è la A di una Amicizia di quelle che poche persone possono pregiarsi di avere) nacque quando io facevo parte di uno dei tanti Consigli Direttivi della Associazione Gente del Quindicesimo (AG15). Lei fu eletta ed entrò a farne parte e da lì la nostra amicizia e il suo legame all’AG15 non si è mai interrotta, nel suo pellegrinare per l’Italia, nelle sue apparizioni televisive, alla nascita di suo figlio, MAI!
Oggi due settembre sulla base di Guidonia una Carissima Amica, ha lasciato l’incarico di Comandante del 202º Gruppo Volo.
Alla cerimonia, erano presenti, oltre alle sue donne e i suoi uomini del 202° Gruppo volo e colleghi del 60º Stormo, varie autorità, i cadetti dell’ Accademia Aeronautica del Corso Grifo VI, i ragazzi dell’ONFA e i quelli vincitori dei corsi di cultura aeronautica.
Ovviamente non potevano mancare accanto a Lei gli Amici dell’AG15, da lei stessa fortemente voluti.
E….potevamo mancare noi?!? Certo che NO!!!
È bastata una sua mezza parola, “Ciccio, vieni al mio camb…” non gli ho fatto neanche finire la domanda che oltre a dirgli “certo che vengo!” già mi ero  organizzato con l’altro immancabile, il “Pippi”, per essere presente.
Arrivati in base ed effettuato il controllo all’ingresso, ci siamo diretti al nuovo Polo Concorsi dell’Aeronautica Militare dove era stata allestita la sala per la cerimonia del cambio.
Lì ho trovato gli immancabili ed inossidabili dell’AG15 Gianfranco Trinca, “il biondo” Bruno Romanini,  Eugenio Rovazzani, José Juan Skof e signora, Giovanni Grauso, Peppe Potenza, Dino Bordini, Claudio Milana,  Massimo Cervera, che ha effettuato insieme a “IanPepp”, un bellissimo servizio fotografico, di cui allegherò alcune. Come detto era presente anche Peppe Inannolo, “IanPepp” per gli amici, da Latina (sempre uno di noi!) e – come poteva mancare! –  il “nostro” Generale Sismondini,  e infine il “Pippi” Venosa ed io.
Mentre ci stavamo salutando tra di noi, ecco che ci viene incontro la Carla, la quale mi guarda e prima ancora di salutarmi ed io di abbracciarla, mi chiede “Ciccio, si vede che ho pianto fino ad ora?” conoscendo il suo LUNGO curriculum e sapendo quello che ha passato in questi anni al comando dei suoi “donne e uomini” vedo i suoi due occhioni pieni di commozione, mi sono detto è lei, la persona splendida che è. Allora oltre ad essere tenace, caparbia, tosta,  è soprattutto… UMANA ed immensamente dolce, come lo è con il suo Samuele, appassionato delle Tartarughe Ninja, al quale spesso, su richiesta della mamma, mi sono prestato al gioco, per telefono, nel fingermi di essere un Ninja. I suoi preferiti sono Leonardo e Raffaello.
Samuele è un bambino dolcissimo e simpaticissimo come la mamma ed anche in questo il suo ruolo di mamma riesce perfettamente a conciliarlo con quello di Comandante e di pilota istruttore.
Ma veniamo alla cerimonia, il suo discorso di saluto ai suoi è stato molto toccante, non solo ha ringraziato nel dettaglio tutti i presenti, gli amici Periti Selettori, gli amici con cui ha lavorato nella Pubblica Informazione, il suo presolo nella fase iniziale di selezione al volo a Latina e il suo presolo nell’abilitazione su elicottero al 72º Stormo, gli amici del 15º Stormo, 85º Centro di Pratica di Mare dove dichiara di aver lasciato il cuore, gli amici di “Frosilandia” (come la chiama lei), che dice aver sentito sempre come casa, e gli amici e colleghi del 60º Stormo che hanno vissuto la sua fase adulta di ufficiale e di donna.
Ha ringraziato i suoi genitori per il sostegno e la costante presenza come poche famiglie riescono ad esserlo, seguendola e aiutandola nella gestione del figlio Samuele Arturo, permettendole così di lavorare in serenità, il suo caro compagno di vita Daniele, per l’amore,  l’affetto ed il loro Samuele che li lega. Inoltre ha voluto sottolineare e ringraziare, noi Gente del Quindicesimo per essere stati sempre presenti.  Del resto, Lei è  una di noi.
Il momento più toccante del suo discorso è stato quando ha voluto ringraziare con tutto il suo affetto per la loro presenza – ed è qui che è stata una “roccia” nel riuscire a non far vedere quanto fosse commossa e quanto ha commosso tutti noi –  la moglie, la figlia, ed i genitori dei due piloti, Marco e Giuseppe, che nel 2023 persero la vita nella collisione in volo dei loro S-208 sui cieli di Guidonia .
Qui mi è “scattato” l’applauso e tutti mi hanno seguito.
Effettuato il passaggio formale di consegne del cambio di comando, ascoltiamo i discorsi del Comandante subentrante, il Maggiore Michele Sciannelli e “ahimè” (citando le sue parole) del comandante del 60º Stormo. Quest’ultimo si è congratulato con Carla per il nuovo incarico di Capo Sezione Corsi avanzati spazio del Dipartimento Spazio della Scuola di Aerocooperazione che andrà a ricoprire.
Il saluto militare all’autorità e la cerimonia termina.
Ci accomodiamo fuori sul piazzale dove è sistemato, in bella mostra, un lucidissimo e bellissimo aliante, credo che sia un G103A.
Effettuate le foto di rito, torniamo di nuovo dentro dove, in una parte della dalla sala, troviamo un buffet, allestito con grande maestria. Tutto veramente buono, direi impeccabile.
Qui Carla ha voluto donare uno stemma del 202° Gruppo Volo impreziosito con una pala dipinta, con una tecnica unica di miscela di smalto, dell’artista tedesca Anja Annue alla quale Carla si è rivolta per realizzare il suo regalo di commiato.
Al brindisi finale poteva mancare il nostro MAMMAJUT? Certo che no! E lo abbiamo gridato anche in memoria dei due piloti del 60° Stormo, Marco e Giuseppe.
Che dire? Giornata ricca di emozioni condivise con una persona davvero speciale. Grazie Carla!

 

Da sx a dx: “Pippi” Venosa, Carla Angelucci, l’autore di questo articolo Ciccio Sgrenci e il piccolo Samuele al centro.
Carla in Grande Uniforme
Carla con il suo Samuele
I familiari dei piloti Marco e Giuseppe, caduti nel 2023.
Il dono per il 202° Gruppo Volo

Quando una missione diventa un ricordo (di Bruno Monteferri)

Ci sono giornate che iniziano come tante altre. La sveglia presto quando fuori è ancora buio, la pianificazione, il check dell’elicottero, il briefing dell’equipaggio: tutte quelle abitudini che noi equipaggi di volo conosciamo bene e che, dopo tanti anni, diventano parte di noi.
Poi, però, capita che una missione inizi in modo normale e finisca per diventare qualcosa che ricorderai per molto tempo.
Il 22 agosto 2026 è stato uno di quei giorni. Era ancora presto quando abbiamo iniziato a prepararci per una giornata che sapevamo sarebbe stata lunga e impegnativa.
Due HH-139 dell’85° e 83° e 1 VH139 del 31° Stormo, equipaggi e specialisti, tutti con un compito preciso: accompagnare il Santo Padre Leone XIV e garantire gli spostamenti dello staff durante la sua visita, prima a San Marino, passando per Pennabilli, poi alla Fiera di Rimini e, infine, in Vaticano.
A prima vista, poteva sembrare una missione molto diversa da quelle alle quali noi dell’85° Centro siamo abituati.
Noi siamo quelli del Soccorso Aereo. Siamo abituati a decollare quando qualcuno è in difficoltà, quando una vita è appesa a un filo, quando il tempo non è più soltanto un elemento della pianificazione, ma diventa una variabile contro cui combattere.
Questa volta il contesto era completamente diverso.
Eppure, fin dai primi momenti, ho avuto la sensazione che ci fosse qualcosa di
profondamente comune con chi era con noi.
Abbiamo avuto l’opportunità di cooperare con gli equipaggi del 31° Stormo che, istituzionalmente, svolge il trasporto delle più alte cariche dello Stato.
Per noi dell’85°, nonostante cominciamo ad avere una certa dimestichezza con i trasporti per la Presidenza del Consiglio, si trattava comunque di un’esperienza diversa.
Ed è stata proprio questa diversità a rendere ancora più bella la collaborazione.
Non c’è voluto molto per capire che, quando si lavora insieme con professionalità, le diverse esperienze diventano una forza.
E, personalmente, c’è un altro aspetto che porterò con particolare piacere con me da questa missione: aver avuto l’opportunità di volare insieme ai colleghi dell’83° Gruppo, i nostri “Lord”, e agli equipaggi del 31° Stormo.
Con i ragazzi dell’83° ci siamo ritrovati a condividere pianificazioni, i briefing, le attese e quei momenti di concentrazione che precedono ogni decollo. Con i colleghi del 31° abbiamo invece avuto la possibilità di confrontarci con una realtà che svolge quotidianamente un’attività diversa dalla nostra, ma con la stessa attenzione, professionalità e passione per il volo.

È stato bello vedere come, pur provenendo da esperienze e realtà operative differenti, bastino pochi minuti insieme per ritrovare quel linguaggio comune che noi naviganti conosciamo bene. Quello fatto di gesti, sguardi, poche parole e tanta fiducia reciproca.
E alla fine della giornata, più ancora della missione portata a termine, mi è rimasta la soddisfazione di averla condivisa con colleghi con i quali è stato un vero piacere volare.
Ognuno porta il proprio bagaglio, le proprie abitudini, il proprio modo di affrontare le situazioni. Poi, una volta chiuso il portellone e avviati i motori, rimane una cosa sola: la squadra.
E quella squadra, quel giorno, ha funzionato.
La giornata è stata lunga. Molto lunga.
Pianificazione, briefing, decollo, trasferimento, atterraggio, ripartenza. Attese, coordinamento, comunicazioni, procedure da adattare continuamente alle esigenze della missione ed eventuali contingenze. E poi di nuovo in volo con ritmi a volte pressanti.
Per certi versi sembrava di essere tornati alle missioni Combat SAR di qualche anno fa, con tanto di pacchetto di elicotteri e precise indicazioni su dove, come, quando e in quale sequenza atterrare.
Solo che quel giorno non c’era un recupero da effettuare.
C’era da garantire che tutto il personale trasportato fosse pronto, nei tempi e nei luoghi stabiliti, pochi istanti prima dell’arrivo del Santo Padre.
Dalle prime ore del mattino fino a tarda sera, senza mai perdere quella concentrazione che una missione di questo tipo richiede.
Ma ciò che ricordo maggiormente non sono le ore trascorse in volo.
Ricordo i volti.
Ricordo la concentrazione degli equipaggi prima di ogni partenza. Ricordo quei pochi istanti in cui, intorno all’elicottero, tutti sanno esattamente cosa devono fare.
Ricordo la sensazione di guardare il mio elicottero prima di salire a bordo e pensare, ancora una volta, che tutta quella tecnologia, tutta quella preparazione e tutta quella professionalità servono, alla fine, a una cosa molto semplice: fare bene il proprio lavoro.
E poi è arrivato il momento di incontrare il Santo Padre.
Stringergli la mano è durato pochi secondi.
Ma ci sono secondi che pesano più di ore intere.

In quel momento ho percepito, forse più che durante tutto il resto della giornata, la particolarità della missione alla quale stavamo partecipando. Non soltanto per la persona che avevamo davanti, ma per ciò che rappresentava e per la consapevolezza di aver contribuito, insieme a tanti altri colleghi, a rendere possibile quella giornata.
È stata un’emozione sincera, difficile da spiegare con le parole.
Forse perché noi piloti siamo abituati a parlare poco delle emozioni. Siamo abituati a parlare di procedure, di pianificazione, di condizioni meteorologiche, di prestazioni e di sicurezza.
Le emozioni, spesso, le lasciamo a terra.
Ma quella volta è stato difficile farlo.
Alla fine della giornata, quando finalmente abbiamo spento i motori, la stanchezza si faceva sentire. Eppure, guardando gli altri equipaggi, ho provato una sensazione di soddisfazione difficile da descrivere.
Eravamo partiti come due equipaggi di un reparto del Soccorso Aereo, chiamati a svolgere una missione particolare.
Siamo tornati con la consapevolezza di aver fatto parte di una squadra più grande.
Ed è forse questo il ricordo più bello che porterò con me.
Perché, al di là dell’elicottero che abbiamo pilotato, dei luoghi che abbiamo raggiunto e delle persone che abbiamo trasportato, quella giornata mi ha ricordato ancora una volta perché facciamo questo mestiere.
Non soltanto per volare.
Non soltanto per le missioni difficili.
Ma perché, quando arriva il momento, qualcuno deve esserci.
E noi c’eravamo.
Il 22 agosto 2026, per qualche ora, i Leoni con i Lord del 15° Stormo hanno volato al fianco di chi aveva il compito di accompagnare il Santo Padre.
E forse è proprio questo che rende una missione davvero speciale: non ciò che si racconta nei documenti o nei rapporti, ma ciò che rimane dentro a chi l’ha vissuta.
Perché, alla fine, per un equipaggio di volo non c’è soddisfazione più grande che tornare a casa, stanco ma con la consapevolezza di aver fatto semplicemente, e fino in fondo, la propria parte… come gli equipaggi del 15° Stormo sanno sempre fare…

Mammajut

Un tratto di volo in formazione sopra le nubi
I due HH-139 dell’85° Centro e 83° Gruppo del 15° Stormo con il VH-139 del 93° Gruppo del 31° Stormo
Il pranzo “da campo” tutti insieme
Il Santo Padre, Leone XIV, saluta e ringrazia gli equipaggi
Foto ricordo di gruppo per una giornata memorabile

 

Mare & Monti alla trapanese!

Si direbbe un classico piatto da gustare in un ristorante, magari vista mare!

No, tranquilli. Non ci siamo trasformati in un blog di cucina (anche se nelle cucine dei Gruppi/Centri SAR ci si è sempre difesi bene anche ai fornelli). Ho solo preso spunto per il titolo di questo articolo.

In fondo, è quello che il Comando Operazioni Aerospaziali (COA) dell’Aeronautica Militare ha “ordinato” agli “chef” dell’82° Centro SAR (Search And Rescue) del 15° Stormo nel giro di due giorni.

Iniziamo con il 26 agosto scorso, quando è arrivato l’ordine di decollo immediato all’equipaggio in prontezza operativa per soccorrere un giovane membro di un equipaggio di una nave battente bandiera spagnola. Il ventunenne  è stato colto da malore quando la nave si trovava a circa 60 miglia ad ovest di Trapani. La richiesta di soccorso lanciata dal Comandante dell’imbarcazione è stata raccolta dal Maritime Rescue Sub Center (MRSC) di Palermo che – considerata la distanza dalla costa – ha chiesto la disponibilità del vettore d’allarme al COA, ricevendo positiva risposta.

Pochi minuti dopo, l’HH-139B si è alzato in volo per raggiungere la nave ed effettuare il recupero dell’infortunato direttamente dal ponte tramite verricello, per poi trasportare d’urgenza il giovane presso l’Azienda Sanitaria “S. Antonio Abate” di Trapani dove ha ricevuto le cure necessarie.

La nave spagnola
Ricognizione per individuare il punto di recupero e il migliore sentiero di avvicinamento
In avvicinamento, le telecamere di bordo aiutano l’equipaggio nelle operazioni
Raggiunta la verticale, l’Aerosoccorritore AM viene calato col verricello

Il girono successivo, 27 agosto, il Rescue Coordination Center del COA ha dato un nuovo ordine di decollo per l’82° Centro SAR. Stavolta per  un escursionista italiano colto da malore e impossibilitato a proseguire autonomamente sul Monte Erice, in provincia di Trapani.

Per trarre in salvo il malcapitato,  l’elicottero si è diretto in prima battuta verso la località di Castellammare del Golfo per imbarcare due operatori del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano, necessari per l’esecuzione delle manovre di recupero nel territorio impervio.

Raggiunta l’area delle operazioni, gli operatori hanno individuato l’escursionista. Mediante l’uso del verricello di soccorso, l’uomo è stato rapidamente messo in sicurezza e recuperato a bordo del velivolo dall’Aerosoccorritore dell’equipaggio dell’Aeronautica Militare, coadiuvato dagli operatori del Soccorso Alpino.

L’elicottero si è diretto, quindi, verso l’ospedale di Trapani, dove il paziente è stato affidato al personale sanitario per gli accertamenti e le cure del caso. Un altro stop, poi, a Castellammare del Golfo per sbarcare i tecnici del Soccorso Alpino prima di tornare alla base.

Sullo schermo centrale i piloti possono vedere – attraverso la telecamera del verricello – l’andamento dell’operazione di recupero che avviene esattamente sotto di loro.
Il pilota ai comandi mentre mantiene – attraverso i riferimenti esterni e le indicazioni dell’operatore di bordo – la verticale sul punto di recupero
L’Operatore di bordo aziona il verricello sporgendosi dalla cabina di carico
L’infortunato viene issato a bordo

L’Aerosoccorritore accompagna l’uomo soccorso per passarne la responsabilità al personale sanitario
L’ambulanza e il personale sanitario si prendono cura dell’uomo

In entrambi gli interventi, al termine delle operazioni, l’equipaggio  dell’Aeronautica Militare, al rientro alla base di Trapani, ha ripreso il normale servizio di prontezza operativa.

Ottima esecuzione di missioni in ambienti molto diversi.  La dimostrazione della grande versatilità d’impiego degli equipaggi del 15° Stormo, la cui capacità è sempre al servizio del Paese e nella salvaguardia della vita. Bravi!

Mammajut!

#SoccorsoAereo #AM #15°Stormo #Difesa #SASS

L’82° Centro SAR è uno dei Reparti del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare che garantisce, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, senza soluzione di continuità, la ricerca e il soccorso degli equipaggi di volo in difficoltà, concorrendo inoltre ad attività di pubblica utilità quali la ricerca di dispersi in mare o in montagna, il trasporto sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita e il soccorso di traumatizzati gravi, operando anche in condizioni meteorologiche marginali. Dal 15° Stormo di Cervia, oltre all’82° Centro SAR di Trapani, dipendono, dislocati su tutto il territorio nazionale, l’80° Centro SAR di Decimomannu (Cagliari), l’83° Gruppo Volo SAR di Cervia, l’84° Centro SAR di Gioia del Colle (Bari) e l’85° Centro SAR di Pratica di Mare (Roma).

[Fonte: Aeronautica Militare – 15° Stormo – Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione. Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito: www.aeronautica.difesa.it]

Non sempre si riesce

Il peso invisibile che grava sugli equipaggi del Soccorso Aereo

Avrete certamente letto sui siti d’informazione o visto in TV dell’incidente aereo che ha coinvolto un velivolo ultraleggero il 16 agosto scorso. Nell’incidente sono morti entrambi gli occupanti: il pilota Carlo Arnulfo, 64 anni, di Roma, e Angela Buccico, 55 anni, di Matera, entrambi avvocati.

Le ricerche sono durate diversi giorni, l’area di ricerca era vasta, in alcuni punti impervia e ricca di vegetazione ad alto fusto. Il tipo di velivolo, un ultraleggero Tecnam 2008, il fatto che non seguisse rotte standard, aveva complicato le cose e solo grazie alla successiva testimonianza di una donna, la quale ha detto che un aereo aveva sorvolato la sua casa a bassa quota, che si è potuto ridisegnare l’area di ricerca e – alla fine – trovare il relitto.

I più attenti avranno certamente riconosciuto nelle immagini andate in onda e diffuse sul web che l’elicottero che ha individuato il luogo dello schianto è un HH-139B del 15° Stormo dell’Aeronautica Militare, in particolare dell’84° Centro SAR (Search And Rescue) di stanza a Gioia del Colle (BA).

Non voglio qui ripercorrere le fasi dell’individuazione del relitto, il rilascio sul terreno dell’Aerosoccorritore AM e due tecnici del CNSAS calabrese, quanto concentrarmi sull’esito, infausto degli sforzi profusi.
Ricordo al mio arrivo come pilota neo assegnato al 15° Stormo che alcuni anziani, soprattutto durante le mie primissime partenze d’allarme, mi dicevano che dovevo riuscire a mantenermi distaccato dall’incidentato o dal trasportato, che – purtroppo – non sempre si riesce a salvare chi trasportiamo in imminente pericolo di vita o chi cerchiamo disperso in mare o in montagna. “Devi considerarlo come un pacco postale”, mi dissero una volta. Quella frase mi colpì molto, ci rimasi male, stupito da quella tanta freddezza. Come poteva paragonare una persona ad un pacco postale, essere così insensibile?
Ovviamente mi sbagliavo, il mio anziano mentore non lo era affatto, era solo il modo che un uomo di un altra generazione, poco avvezzo a manifestare i propri sentimenti ed emozioni, aveva trovato per farsi capire.
Lo imparai attraverso missioni di ricerca infruttuose, di naufraghi individuati senza vita, di trasporti sanitari talmente disperati che il paziente non arriva nemmeno a destinazione.
Ma, soprattutto, lo capii veramente quando iniziai ad avere la responsabilità delle vite del mio equipaggio. Quando arrivi a sederti a destra (negli elicotteri configurazione Sikorsky è dove siede il Capo equipaggio), quando sei tu che prendi le decisioni nei momenti critici, solo allora capisci che puoi spingerti anche al massimo, se ci sono margini anche minimi, ma solo se il tuo equipaggio è con te ti aiuta anche a dire basta.
La consapevolezza di aver fatto tutto il possibile è ciò che ti permette di convivere con il risultato negativo, con il fallimento. E non è vero che non ci pensi, che ti siano estranei come un pacco postale, perché sai che dietro ci sono persone, famiglie, amici che avevano riposto in te la loro ultima speranza.
Poi c’è anche la crudezza delle immagini con le quali devi fare i conti: un essere umano morto non è mai piacevole da vedere, ma vi posso assicurare che lo è ancora meno se annegato, dilaniato, bruciato, se è un tuo collega, un tuo amico.
Burn-out, soffrire di Post Traumatic Stress Disorder (PTSD) è tra i rischi professionali potenziali tra chi si occupa dei bisognosi, tra chi si occupa in generale del soccorso, dai sanitari ai Vigili del fuoco e ai volontari della Protezione Civile. Gli equipaggi del Soccorso Aereo non fanno eccezione.
Ecco perché ho preso spunto dal recente fatto di cronaca: desideravo far sapere a chi ci legge, a chi ci vede da fuori, che non sempre si torna a casa con il sorriso, che siamo umani e come tali abbiamo i nostri limiti, che possiamo spostarli più in là solo attraverso l’addestramento, il dialogo e la condivisione dei successi e degli insuccessi.
Quindi il mio pensiero va al nostro Aerosoccorritore e ai due soccorritori del CNSAS che si sono calati col verricello e che, dopo aver camminato a lungo seguendo la scia dei rottami, hanno trovato i resti della cabina di pilotaggio e dei corpi traumatizzati e parzialmente carbonizzati  dei due sfortunati occupanti.
Bravi a tutto l’equipaggio dell’84° Centro SAR per essere riuscito ad individuare i rottami: non era facile.
Chiudo lasciando il link alla notizia pubblicata sul sito di #RAInews.it https://www.rainews.it/tgr/calabria/video/2026/08/ultraleggero-testimone-inchiesta–10465e3c-85a1-4109-a2bd-9cda2a4fa378.html
#TecnamP2008 #SoccorsoAereo #AeronauticaMilitare #CNSAS #15°Stormo #HH139

“Appartengo alla generazione che…” – In ricordo di Francesco Asti

Come scrissi lo scorso anno, non ho conosciuto personalmente Francesco Asti, sono arrivato al 15° Stormo, 85° Gruppo SAR, allora a Ciampino, nove anni dopo l’incidente che ne ha spezzato la vita terrena. Il ricordo però che era ancora molto vivo in chi l’aveva conosciuto, me l’ha fatto percepire presente, uno del Gruppo, uno che come noi aveva condiviso il lavoro, gli spazi e soprattutto il profondo legame che si stabilisce tra le donne e gli uomini del Quindicesimo. Un legame fatto di giorni vissuti gomito a gomito, di lunghe giornate in prontezza operativa, di addestramenti e missioni operative, di un caffè per fare due chiacchiere, di porte sempre aperte nelle categorie dei manutentori per conoscere meglio gli impianti e gli apparati di bordo.

Non posso quindi dire di appartenere alla sua generazione, ma – citando un grande Comandante che mi ha ispirato questa riflessione – posso dire che appartengo alla generazione che il 18 agosto si è riunita al Verano, al Sacrario dell’Aeronautica Militare – dove le sue spoglie riposano –  a ricordare il Maggiore Francesco Asti.

Quest’anno, per la prima volta, questo momento non c’è stato. Lo scorso anno, su proposta del Consiglio Direttivo, l’Assemblea generale dei Soci ha approvato di unificare le commemorazioni dei caduti del 15° Stormo dalla sua ricostituzione nel 1961 proprio il 1° ottobre, il giorno nel quale, 65 anni fa, è tornato a volare il 15° con la nuova missione del Soccorso Aereo.

Ma il ricordo del Magg. Asti non è affatto spento.

Il 15° Stormo ha il Trofeo tra i suoi Gruppi/Centri che porta il suo nome e, soprattutto, l’85° Centro SAR, il suo Gruppo Volo, lo ricorda ogni anno nel giorno del suo sacrificio, posando dei fiori nel punto in mare dove avvenne l’incidente fatale.

Puntuali, anche quest’anno i Leoni hanno reso omaggio a Francesco, nel punto in cui il destino lo ha strappato alla sua giovane moglie, alla sua famiglia e ai suoi amici e colleghi.

Il “privilegio di salvare vite” (come scrisse Stefano Bazzo, un altro nostro Angelo del SAR), di volare anche in condizioni proibitive per altri, di essere la speranza a cui si aggrappa chi è in pericolo, non è mai privo di rischi e non dobbiamo dimenticarlo. Francesco Asti che ha donato la sua vita nel tentativo di salvarne un’altra è luminoso esempio di valore aeronautico e memento per noi Gente del Quindicesimo che abbiamo quel privilegio.

Con la sua Medaglia d’Argento al Valore Aeronautico alla memoria, il Maggiore Asti è parte della mia storia e di coloro che hanno condiviso un pezzo della vita con lui e con il Soccorso Aereo. Vedo le nuove generazioni ricordarlo e pronunciare il suo nome e se ciò proseguirà con le future generazioni di personale del 15° Stormo, allora saremo riusciti a beneficiare del suo sacrificio.

Mammajut!